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Lavoro, Bonanni: margini per accordo. Troviamo soluzione su art.18

da Conquiste del Lavoro.it

Alla vigilia dell'appuntamento con il Governo a Palazzo Chigi e a poche ore dalla stretta con Confindustria (stasera alle 18,30), i leader di Cgil, Cisl e Uil si sono ritrovati ancora una volta a parlare di riforma del mercato del lavoro in occasione della presentazione dell'Annuario del lavoro 2011, fresco di stampa. Con loro anche il viceministro Michel Martone ed il presidente di Unindustria Aurelio Regina.
Insomma, dopo la colazione a sorpresa di ieri, possiamo parlare di una sorta di antipasto rispetto all'appuntamento di domani che si spera decisivo. Il numero uno di Via Po, Raffaele Bonanni, è apparso più ottimista: "Il confronto con il governo dei tecnici - ha ricordato - era partito malissimo, ma con il passare dei giorni la discussione ha preso forma e ora ci aspettiamo che il punto d'arrivo somigli a quello che sindacati e imprese in questi giorni hanno cercato di fare, trovando l'intesa praticamente su tutti i nodi sul tappeto (dalle diverse forme di contratti di ingresso al contratto di reinserimento, dall'apprendistato alla riforma degli ammortizzatori sociali e al contrasto alla flessibilità cattiva rappresentata dalle false partite Iva o dai contratti in compartecipazione), con un'unica eccezione". Bonanni non lo pronuncia neppure, ma è chiaro che allude all'articolo 18. Questione su cui - il leader della Cisl ha avvertito - il Governo ha la copertura anche del Quirinale per intervenire. E interverrà. Per questo la Cisl ha avanzato una propria proposta che - come ha sottolineato Bonanni - punta ad una importante manutenzione intervenendo da un lato sul fronte dei tempi processuali e, dall'altro, definendo meglio gli ambiti di intervento della norma, escludendo i motivi economici che potrebbero essere più efficacemente tutelati con un'estensione della legge 223/91 anche ai licenziamenti individuali. "Sarebbe incomprensibile - ha concluso Bonanni - sapendo che il Governo vuole intervenire sulla materia se nel sindacato non si trovasse una via d'uscita. È sbagliato, si ripeterebbe quanto successo con le pensioni con il governo che ha fatto da solo. Questo per noi è inaccettabile". Insomma, - è il messaggio rivolto direttamente alla Camusso - sarebbe un errore fatale per il sindacato se, sapendo che la decisione di un intervento è già presa, non si assumesse in prima persona la responsabilità di trovare una soluzione.

(14 febbraio 2012)