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Le origini della FIR-CISL*

 

*NOTA. Gli iscritti interessati ai profili storici del loro sindacato sono invitati a far pervenire elementi integrativi e documentari riguardanti i trascorsi decenni di vita della FIR CISL                                         (riferimenti: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. ;   Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. ).

Introduzione

Il rapporto di fiducia e il sodalizio tra operatori della ricerca e  sindacato CISL ha origine fin dai primi anni di nascita della Confederazione. La CISL si trova presente negli organismi di ricerca scientifica già a partire dagli anni ’50: organismi – a quel tempo  - generalmente conformati sul modello statuale, anche quando erano dotati di ordinamento autonomo, o si trovavano più spesso incorporati nelle amministrazioni ministeriali, e nei servizi tecnici dello Stato. Per cui gli addetti alla ricerca e ai servizi scientifici iscritti alla CISL, fino agli inizi degli anni ’60, afferivano generalmente ai sindacati CISL degli “statali” o a quelli del “parastato”.

L’idea di costituire un sindacato CISL specifico per gli addetti alla ricerca appartiene al decennio’60. Essa derivava dalla maturazione politica intesa a dotare il Paese di una politica della ricerca da cui scaturiva la nascita della categoria degli “enti. di ricerca” distinti dalle università. Gli enti di ricerca corrispondevano alla necessità di fornire alla ricerca scientifica e tecnologica strumenti operativi muniti di maggiore autonomia organizzativa, rispetto a quella delle amministrazioni ministeriali, e capacità di concorrere ed interrelarsi direttamente con gli omologhi istituti scientifici europei ed internazionali.

Per cui, a guardare in retrospettiva, si constata che la nascita della CISL Ricerca, da cui è scaturita la FIR CISL (Federazione Innovazione e Ricerca), trova le sue più profonde motivazioni nella acquisita coscienza anche da parte dei giovani ricercatori di raccogliere le nuove sfide che provenivano dalla crescente integrazione inter-europea e di partecipare ai movimenti tendenti a generare una specifica e congrua politica scientifica per il Paese. Queste le motivazioni  di fondo: costruire una politica della ricerca dal lato dei lavoratori per rinnovare il Paese e rafforzarne le strutture democratiche e l’autonomia culturale in un periodo storico in cui la “guerra fredda” imponeva  precise scelte di campo. In quel contesto il perseguimento di obiettivi sindacali di carattere salariale non assumeva quindi un rilievo principale. 

Nel corso di quegli anni l’ammodernamento delle istituzioni pubbliche determina la nascita di non pochi enti di ricerca: taluni di essi  derivavano dalla costola del Consiglio Nazionale delle Ricerche. E’ il caso dell’ente nucleare, il CNEN nonché dell’INFN. Ma al tempo stesso nascono  istituti di ricerca in settori prima non coltivati, come quello socio economico: ad esempio l’Istituto di studi sulla congiuntura economica (ISCO), l’istituto di studi sulla programmazione economica (ISPE), l’Istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori (ISFOL). Con l’attuazione dell’ordinamento regionale (1970-72) , anche le regioni si dotano di propri istituti di studi e ricerche, soprattutto quelli destinati al supporto della programmazione economica regionale.

Sul finire degli anni ’60 la contestazione contro l’autoritarismo accademico, nata   tra gli studenti delle università si estende anche agli enti di ricerca e caratterizza il transito nel nuovo decennio facendo emergere anche nelle fasce di giovani  ricercatori e tecnici forti situazioni di disagio derivanti dalla tendenza del baronato accademico – espulso dalle università – a trasferirsi nella gestione degli enti di ricerca: nei “castelli in collina”, come furono definiti allora. La presenza CISL all’interno degli enti scientifici, in quel contesto, svolse una funzione determinante perché, da un lato, costituì un solido argine alla deriva massimalistica e alla cultura della contestazione permanente e dall’altro, mediante proposte  e sollecitazioni, indusse a sostanziali riforme nelle strutture e soprattutto nei comportamenti nei sistemi di gestione degli enti di ricerca, nell’obbligare ad una più mirata allocazione delle risorse finanziarie, all’introduzione – per la prima volta – del “contratto di lavoro della ricerca” in alternativa allo “statuto” dei ricercatori, offerto insistentemente dalle vecchie strutture gestionali delle Amministrazioni vigilanti.

La ricerca scientifica nel contesto politico ed economico negli anni  '60

Il contesto politico dell'Italia democratica nel primo dopoguerra – sia sul versante delle maggioranze politiche che su quello delle opposizioni -  generalmente guarda alla ricerca scientifica come ad attività essenzialmente culturale da lasciare all'autonomia delle università. Per di più, all’epoca, occorreva cancellare la traccia degli organismi scientifici e tecnologici voluti dal fascismo. In un primo momento si decretò la soppressione del CNR  (come, in materia energetica, dell’AGIP). Gli organismi di ricerca autonomi  e le strutture scientifiche operanti nell’ambito della pubblica amministrazione (istituti di ricerca, stazioni sperimentali e centri) venivano considerati solo in quanto prestatori di servizi tecnici per conto dello Stato.

Le strutture di ricerca delle imprese, di norma, non andavano oltre il livello dei laboratori di prove e misure. Il progresso economico italiano – nella concezione allora preminente – doveva derivare dal miglioramento dell’agricoltura e dallo sviluppo imitativo delle attività manifatturiere: settore, quest’ultimo impostato essenzialmente sullo sfruttamento di brevetti esteri.

La ricerca di avanguardia veniva in evidenza sostanzialmente in connessione all'evento “scoperta” nell’ambito dei laboratori pubblici. Evento su cui soffermarsi esclusivamente come oggetto di orgoglio e di immagine nazionale, senza attenzione alle possibili ricadute applicative.  Tale concezione peraltro non proveniva soltanto dalla cultura dominante nella classe politica, ma era supportata dal generale sentimento della classe accademica. Vuoi per ragioni di tutela della propria autonomia intellettuale, all’indomani dell’occupazione fascista delle università, vuoi per comodità solipsistiche prediligeva più la riservatezza del piccolo laboratorio di ateneo che il lanciarsi in grandi imprese scientifiche che obbligavano alla collaborazione interistituzionale o al coordinamento e alla programmazione delle attività. In sintesi – allora molto più che oggi - il ricercatore si identificava nella ricerca fondamentale o di base, disdegnando quella applicata. 

La collaborazione con i settori industriali non competeva al docente – secondo la mentalità dell’epoca - a meno che il capitano d’industria non lo andasse a stanare o che esso stesso non si sollevasse, per intelletto e lungimiranza, dalla media dei suoi colleghi. Si potrebbe affermare che la distanza tra cervelli creativi e operatori industriali era ben più ampia di quella che intercorreva tra ricercatori e gestori di imprese agricole  o coltivatori diretti: vedasi ad esempio la sperimentazione agraria nel contesto della Riforma fondiaria degli anni ’50.

Tale concezione “domestica” della ricerca – perdendo vieppiù terreno nel confrontarsi con l’evoluzione delle istituzioni scientifiche europee e dell’occidente anglosassone - si appigliava alla difesa dell’università come sede primaria della ricerca. Il che voleva dire vietare o contrastare il finanziamento agli organismi scientifici extrauniversitari.

Questo quadro, tuttavia, non era tale da impedire ad illuminate intelligenze accademiche di sollevarsi dalle beghe di facoltà per approdare alla fondazione o al rilancio di istituti di ricerca extrauniversitari di cui si avvertiva via via la necessità. Vuoi partendo dalle esigenze di consulenza e servizi scientifici per le attività dello stato (come fu il caso dell’Istituto Nazionale della Nutrizione e  dell’istituto Superiore di Sanità; degli istituti di sperimentazione agraria,  delle  Stazioni sperimentali del Ministero dell’Industria; degli Istituti Talassografici) vuoi a ridosso di attività industriali  (come è il caso dell’istituto Nazionale di Ottica (proveniente dall’INOA - ottica applicata - costituito nel 1927), o della Vasca Navale, cioè ’INSEAN (costituita anch’essa nel 1927). 

A questa visione di internazionalizzazione della ricerca italiana aderirono più rapidamente gli  accademici fisici che – vuoi ratione materiae, vuoi in prosecuzione dei nobili precedenti  che andavano da Corbino al Fermi di Roma e al Fermi degli Stati Uniti- con il gruppo di Amaldi approdarono alla  costituzione dell’INFN, staccandolo dai  condizionamenti burocratici del CNR di allora. Il tutto veniva , seguito poco appresso dall’istituzione del Comitato Nazionale per le Ricerche Nucleari (CNRN, poi CNEN), staccatosi anch’esso dal CNR.

L’esperienza fu poco dopo ripetuta da quel gruppo di biologi e genetisti affrancatisi dai condizionamenti della medicina ufficiale che approdò – con Adriano Buzzati Traverso- alla costituzione, in consorzio tra CNR, CNEN e EURATOM, dell’Istituto Internazionale di Genetica e di Biofisica, da lui fortemente voluto a Napoli, vale a dire in un territorio  impregnato da ben solide sclerotizzazioni accademiche. Quelle sclerotizzazioni plasticamente rappresentate, ad esempio, dalle contestazioni al presidente del CNR Polvani, a cui si assistette nelle stanze del Rettorato  di Via Mezzocannone, ove Giovanni Polvani offriva l’assunzione di giovani ricercatori da parte del CNR destinati però ad operare su tematiche di ricerche coordinate tra CNR ed atenei:   “La ricerca è libera e non vuole coordinamenti!!!”, come gli fu vociato. Nonostante tutto, l’Istituto Internazionale di Genetica e Biofisica attecchì e visse scientificamente prospero, come prospero visse il Laboratorio, in seguito istituto, di Cibernetica del CNR, anch’esso fortemente voluto da Eduardo Caianiello, anch’egli proveniente dall’Ateneo napoletano,  antesignano, tra l’altro,  della ricerca nel  campo delle reti neuronali.

Le politiche per lo sviluppo economico – in quegli anni – erano concentrate sulla tutela dell'impresa, la quale seguiva – per le proprie affermazioni – ben altri canoni ed altre strategie.

Tuttavia, nel contempo il Paese cominciava ad avvertire l’esaurirsi della spinta economica derivata dalla ricostruzione e rinascita del dopoguerra, vale a dire: quel processo di crescita connotato come “miracolo economico italiano”. Si iniziavano ad avvertire i limiti di saturazione tipici di una industria di imitazione e fonte di saturazione dal punto di vista ambientale. Nel contempo, sul finire degli anni ’50 e per buona parte del  decennio successivo, gran parte dell’apparato politico si attardava a guerreggiare – in materia di nazionalizzazioni e partecipazioni statali (energia elettrica, petrolio, chimica e farmaceutica) e sulla dogmatica della programmazione nazionale. 

In questo contesto la necessità di rafforzare il potenziale scientifico nazionale e le strutture di ricerca indirizzate anche allo sviluppo economico, in aggiunta alla necessità di  adeguare verso i livelli europei il numero dei laureati nelle facoltà scientifiche - da cui la necessità di riformare le università a partire dalla loro vita interna – veniva avvertito da una ben limitata schiera della classe dirigente e dell’apparato politico nazionale. Nella pratica il canone “scienza  e cultura” viveva ancora ben distinto - anche in buona parte dei documenti politici – se non in contrapposizione a “scienza ed economia”. Ben lontana in Italia era la cultura basata sull’endiadi “scienza e sviluppo” : la R&D che veniva ribadita – siamo agli inizi degli anni ’70 – nei documenti dell’OCSE, in cui si  invitava gli europei a transitare dalla concezione di “politique pour la science” a quella di “politique par la science”.

Agli inizi degli anni ’60  si aprì,  a livello economico e culturale, ­ un ampio dibattito sul    “gap tecnologico”: vale a dire il ritardo nello sviluppo delle nuove tecnologie come principale causa del ridotto sviluppo delle economie europee rispetto a quelle nord americane dell’epoca.

Il 26 luglio 1960 Fanfani costituiva il  sedicesimo governo della Repubblica, il  suo  terzo incarico, che si protrarrà fino al  21 febbraio1962. Quella fu l’occasione per lanciare una serie di iniziative rivolte alla costituzione e rafforzamento di una rete di organismi scientifici e l’acquisizione di giovani ricercatori specificamente dedicati alla ricerca e sviluppo. Cominciò da una decisa riforma del CNR, attuata con la legge (283/1963), che introduceva il metodo elettivo nella formazione del cosiddetto “Parlamento della scienza”. La dotazione dello Stato al bilancio del CNR, nel luglio del 1961 (l’anno finanziario dello Stato allora partiva dal primo luglio di ogni anno), passò in un sol colpo da 300 milioni a 6 miliardi di lire. Il governo dell’epoca nominò Giovanni Polvani alla direzione dell’ente, con il compito di creare una nutrita schiera di nuovi ricercatori anche col ricorso a strumenti amministrativi che non avranno mai l’approvazione della Corte dei conti: i cosiddetti “contratti Polvani” con cui venivano assunti ricercatori e  tecnici di laboratorio.

Nel contempo il Governo portava la dotazione quinquennale del CNRN (Comitato Nazionale per la Ricerca Nucleare) alla cifra - astronomica per quel tempo - di 80 miliardi di lire e conferiva ad esso la  personalità giuridica propria, sganciandolo definitivamente dall’amministrazione del CNR. Cosicché Il CNRN assunse nuovo slancio – soprattutto su impulso di Felice Ippolito – congiuntamente ad un nuovo ordinamento: il  Comitato Nazionale per la Ricerca Nucleare assume la denominazione di Comitato Nazionale per l’Energia Nucleare (CNEN).

Tra i compiti non secondari che il Governo affidava al professore Polvani  si collocava l’obiettivo di  coordinare le competenze scientifiche- presenti nelle università e nell’Aeronautica Militare- nel settore della ricerca spaziale potenziandole con la creazione di un  Laboratorio per la ricerca spaziale (che troverà sede presso l’Aeroporto dell’Urbe, a Roma). La valenza anche politica di quel compito era quella di portare il “tricolore nello spazio”, obiettivo affidato a Luigi Broglio (docente di ingegneria aeronautica dell’Università di Roma e al tempo stesso generale dell’Aeronautica Militare). Con il Progetto San Marco, il cui primo lancio avvenne  il 15 dicembre 1964  (a cui seguirono altri quattro tra il 1964 e il 1988), l’Italia  si inseriva tra i partners della competizione spaziale.

Impulso non differente fu impresso al CNEN per lo sviluppo della ricerca nucleare  e per la costruzione delle prime centrali, in concomitanza e a valle della nazionalizzazione dell’energia elettrica,  in collaborazione con il CISE e l’ENEL e con la creazione del Centro Comune di ricerche EURATOM a Ispra.

In conclusione, tutto questo costituiva il quadro politico-economico ed amministrativo in cui iniziò  ad operare, nel dopoguerra, la prima generazione di ricercatori e tecnici extrauniversitari.

Il processo di sindacalizzazione nel settore della ricerca  e la nascita della CISL-Ricerca

La nuova  e più ampia base di ricercatori e tecnici nel settore pubblico - una generazione di giovani che portavano nel pubblico impiego una somma di competenze professionali e di vocazione all’autonomia concettuale ed operativa -  cominciò presto a battersi per l’ammodernamento di metodi e prassi gestionali a cui la burocrazia ministeriale e le incrostazioni accademiche tendevano ad assoggettare anche i nuovi organismi scientifici. La spinta verso una aggregazione sindacale provenne quindi prima di tutto da questo tipo di motivazioni, a cui si aggregarono anche quelle di carattere normativo (la richiesta di un contratto di categoria) e infine quelle di carattere salariale.

Queste istanze sindacali tuttavia non riuscivano  generalmente a trovare corrispondenza nell’ambito di organizzazioni confederali. A quell’epoca esse tendenzialmente non prendevano in considerazione la tutela degli interessi delle fasce più professionalizzate del pubblico impiego. Cosicché – all’epoca – gli ingegneri, medici, avvocati pubblici dipendenti si riferivano, generalmente,  non a sindacati confederali o autonomi, bensì ad associazioni nazionali di categoria e ad albi professionali.

Va sottolineato, tuttavia che, all’interno del CNR, già negli anni ’50 la sigla CISL era presente. Agli inizi degli anni '60, responsabile della CISL CNR era l’ingegner Paolo Bellino, ricercatore dell'Istituto Nazionale per le Applicazioni del Calcolo, organismo che allora era insediato all’interno della sede centrale dell’Ente.

Con l’immissione nel CNR di un consistente corpo di nuovo personale amministrativo e scientifico, l’attività sindacale si rianimò tanto che – per ampliare la sfera dei pochi iscritti alla CISL -  nel 1963 venne data vita anche ad un periodico dal titolo “Iniziativa sindacale”. Tuttavia l'afferenza alla CISL - come pure quella ad altre sigle confederali - non trovava grande riscontro tra i giovani ricercatori che cominciavano ad essere dislocati in tutt’Italia nei nascenti istituti CNR e CNEN proprio perché le tematiche rivendicative riguardanti la politica della ricerca e il ruolo degli enti di ricerca nel Paese trovava scarso riscontro all'interno delle Confederazioni. L'attenzione di esse era concentrata sostanzialmente sulla tutela degli occupati presso le imprese, e in particolare sugli addetti meno professionalizzati. In quel periodo i dipendenti del pubblico impiego, e in particolare gli “statali” - soprattutto  gli “amministrativi” -  si dividevano tra i vari sindacati autonomi che si distinguevano in base alla categoria, o qualifica, di impiego: Dirstat, per i laureati; Constat, per gli impiegati di concetto (i diplomati, per intenderci) ecc.

Il movimento del ’68 – presente negli enti di ricerca dell’epoca anche mediante talune occupazione delle loro sedi centrali – costituì il catalizzatore per portare alla creazione di associazioni nazionali di ricercatori (come l’ANR nel CNR).

Nell’ambito del CNR si costituì, quindi,  l’Associazione Nazionale Ricercatori, con l’intento di tutelare l’autonomia degli enti di ricerca nochè gli aspetti contrattuali e retributivi della nascente categoria: una categoria che presentava decise atipicità. Si trattava infatti di ricercatori e tecnici acquisiti dal CNR sulla base di un modello contrattuale (i cosiddetti contratti Polvani) mai approvati, anzi rigettati dalla Corte dei Conti, ma confermati nei fatti dalla volontà politica di Fanfani e dalle determinazioni di Polvani stesso.

L’iniziativa presentava alcuni profili di specificità per il motivo che - come si è detto - le confederazioni sindacali dell’epoca generalmente non si proponevano la sindacalizzazione delle fasce professionalizzate dei lavoratori. D’altro canto, medici, ingegneri, periti e geometri affidavano i propri problemi sindacali ai rispettivi ordini professionali. Chimici, biologi e simili - non liberi professionisti- e quindi non tutelati dagli ordini, afferivano ad associazioni di categoria che si rapportavano ai contratti di lavoro delle imprese di settore (contratto dei chimici, farmaceutici, elettrici, e così via). Inoltre per la mentalità dell’epoca non era confacente che i professionisti appartenenti al pubblico impiego si iscrivessero al sindacato, e tanto meno a quello confederale, in quanto la figura di funzionario pubblico veniva generalmente ritenuta incompatibile con il profilo di lavoratore comune.

D’altro canto, in questo contesto, a maggior ragione i ricercatori, in sostanza una generazione di giovani già adusi alla vita di ricerca in istituti esteri, aperti al confronto e alla competizione scientifica internazionale  ben vedeva il gap culturale che presentava l’organizzazione degli istituti universitari, il ritardo nelle procedure di gestione  della burocrazia statale dell’epoca. Tutto questo determinava che l’associazionismo dei giovani ricercatori dovesse mirare prima di tutto al rinnovamento della politica della ricerca e, in derivazione alla tutela contrattuale e sindacale che ne sarebbe derivata.

Va sottolineato, tuttavia, che – rispetto ad altre sigle confederali – la CISL si dimostrerà antesignana nella sindacalizzazione dei lavoratori del pubblico impiego in generale e in particolare di quelli appartenenti al comparto degli enti pubblici economici: il cosiddetto “parastato”.

A pochi mesi dal “maggio francese del ’68 della Sorbona, il CNR venne occupato dal Movimento Studentesco. La saggezza del presidente dell’epoca  Vincenzo Caglioti riuscì a determinare lo sgombero della sede centrale senza l’intervento della polizia, intervento che avrebbe determinato una radicalizzazione che purtroppo, in altri contesti, determinò ben altri eventi luttuosi.

Gli eventi legati al Movimento Studentesco all’interno del CNR portarono ad evidenziare una maggiore propensione alla sindacalizzazione da parte del personale dell’ente: il che – sulla stessa spinta - avvenne anche presso gli altri enti di ricerca. Quanto meno si determinò il superamento della fase dei sindacati di qualifica, per accedere alla fase della sindacalizzazione tramite le associazioni unitarie (ricercatori, tecnici e amministrativi) di ente. All’ANR del CNR aderirono quindi anche i tecnici e gli amministrativi.  

 L'occupazione del CNR si ripeté nel giugno del 1969 e fu provocata, quella volta, essenzialmente non da istanze di tipo politico bensì da motivi rivendicativi riguardanti il personale amministrativo e la gestione dell’Ente.

In coincidenza con quell’evento si avvertirono le prime incrinature di fondo all’interno dell’ANR, in cui si registrava, da un lato, un certo disinteresse da parte dei ricercatori nei riguardi delle tematiche proprie degli amministrativi e dei tecnici di laboratorio, e dall’altro i contrasti tra i massimalismi dei “filomaoisti” e le istanze dei “riformisti”. 

Il fenomeno del ’68 all’interno degli enti di ricerca determinò comunque una decisa penetrazione ideologica di tipo politico e quindi – attraverso le istanze del personale – l’introduzione di comportamenti  e tattiche tipicamente partitiche.

Nel maggio del 1970 la dirigenza dell’ANR di allora  tentò di ripetere una occupazione del CNR rivolta – negli intenti dei promotori – ad influenzare la nomina del nuovo presidente del CNR.

L’occupazione, la terza, non ebbe alcun seguito. Per cui l’ANR si ritrovò nell’autunno dello stesso anno, frastornata e divisa, al congresso di Tarquinia. L’esito fu la decisione, assunta a maggioranza, di sciogliere l’Associazione e di confluire in blocco nella CGIL.

Ovviamente la confluenza - a pacchetto, come si disse - dell’ANR nella CGIL determinò una decisa spaccatura anche all’interno degli iscritti. Per cui, all’indomani del congresso di Tarquinia, gli iscritti ANR (promotori: Campanella, Casolino, Carrara) non convinti dell’operazione, decisero di ricostituire tra i dipendenti del CNR, ricercatori, tecnici  e amministrativi, il sindacato CISL. Con il tesseramento del 1971 esso assunse la denominazione di CISL Ricerca-CNR. 

I dipendenti del CNEN – nello stesso periodo seguivano un percorso sostanzialmente parallelo. All’indomani della costituzione del CNEN (1960) – proveniente dal CNRN  - CNR - i lavoratori si erano aggregati sindacalmente già nel 1961 nel SANN (Sindacato Autonomo Nazionale Nucleari), rivolto all’adesione, senza distinzione di qualifica,  di tutte le categorie del personale dell’ente. Espressione del SANN fu  – per oltre un quinquennio -  a partire dal 1963 - il periodico “il nucleare”.

Come nel CNR, tuttavia, l’esperienza del sindacalismo autonomo anche lì si conclude nel giro di pochi anni. Anche all’interno del CNRN la CISL prende vita con la costituzione del SILARN (Sindacato  Lavoratori  Ricerca Nucleare).

Il SILARN nasce da una presa di coscienza all’interno dei dipendenti del CNEN che non si riconoscevano più nelle linee rivendicative e nei comportamenti sindacali del SANN. Il 19 gennaio 1966 un significativo gruppo di lavoratori presenti nelle varie sedi CNEN si costituisce in Gruppo promotore per la fondazione del Sindacato Nazionale dei Lavoratori della Ricerca Nucleare (SILARN). Il giovane sindacato afferisce alla CISL – FLAEI (Federazione Lavoratori Aziende Elettriche Italiane) (Vedi:  SILARN, Relazione  al 2. Congresso nazionale : Milano, 8-9-10 marzo 1969, SILARN aderente alla FLAEI-CISL. - Roma : s.n., 1969, in Linee per una politica nucleare italiana) raccogliendo da subito un nutrito numero di adesioni tra i lavoratori dell’Ente, del CISE (dal 1967) e di EURATOM.

Il personale sindacalizzato degli altri organismi di ricerca operanti quali organi tecnici dei singoli  ministeri (ISS, INN,, ecc.), afferiva generalmente ai sindacati della funzione pubblica (dirstat, constat, ecc.) in ragione della rispettiva  dipendenza da organismi pubblici e non in ragione della “funzione ricerca” in cui essi erano impegnati.

Agli inizi degli anni ’70 la nascente categoria degli “addetti alla ricerca”, ricercatori, tecnici e amministrativi, costituiva oggetto di lusinghe, accaparramenti e minacce da parte di opposti schieramenti partitici. Allo stesso tempo il vecchio baronato universitario che non aveva digerito il ‘68, scacciato dalle contestazioni studentesche, tendeva a riaggregarsi nei – come si disse in quegli anni – “castelli in collina” che avrebbero dovuto – secondo quel disegno - diventare gli enti di ricerca e in particolare il CNR la cui struttura gestionale di allora, a base elettiva, consentiva ad esso una maggiore agibilità. In sostanza quel modello gestionale intendeva ripetere pedissequamente nell’ordinamento scientifico degli enti la divisione per discipline didattiche e non secondo criteri di coordinamento e orientamento alla soluzione di problemi, e – in parallelo – ad attribuire a quella categoria di lavoratori un trattamento normativo del tipo “stato giuridico”, vale a dire un complesso di norme non contrattualizzate, rispecchiante – nell’ordinamento delle carriere e nelle progressioni economiche e giuridiche - l’ordinamento  universitario e ministeriale. Su altro versante, l’apparato burocratico dello Stato, presente all’interno degli enti mediante propri rappresentanti e mediante il controllo preventivo dei ministeri vigilanti, per parte propria tendeva a riportare sui ricercatori il modello statuale. In sostanza i due processi miravano comunque ad escludere il trattamento contrattualizzato.

La qualità delle tesi della CISL CNR trovavano convalida nella parallela posizione del nascente sindacato CISL Università che anch’esso si batteva – in contrasto con la dirigenza degli atenei e del Ministero vigilante – per un trattamento contrattualizzato e per il superamento dell’associazionismo accademico di categoria (vedi ANPUR). Per cui queste motivazioni di fondo di politica della ricerca e la necessità di pararsi dai citati “opposti estremismi” portarono, in quel periodo, il Sindacato ricerca CISL ad un’azione molto intensa di collaborazione con la CISL Università. Nello stesso tempo il personale degli enti di ricerca operanti più strettamente con il CNR (vedi, ad esempio, Istituto Nazionale della Nutrizione, Istituto Italiano di Alta Matematica, Istituto Nazionale di Geofisica) si orienta verso una iscrizione alla CISL CNR chiedendone un ampliamento verso tutti gli altri enti.

 Nel corso del 1972, sul nucleo iniziale della CISL CNR, si costituisce quindi la CISL Ricerca che tiene il suo primo congresso nazionale a Firenze nel settembre 1972. Lì si sostenne e si deliberò la necessità di addivenire ad un “contratto unico” per i lavoratori della ricerca (ricercatori, tecnici ed amministrativi): a partire dalla unificazione contrattuale all’interno di ogni singolo ente, come era già avvenuto per i dipendenti CNEN e INFN che già si muovevano su una linea contrattuale unitaria. Tale linea si opponeva quindi alla posizione delle amministrazioni della generalità degli altri enti di ricerca che sostenevano invece il trattamento non contrattualizzato, trattamento racchiuso nella formula “stato giuridico dei ricercatori” e “stato giuridico del personale”: la differenza sostanziale stava nel fatto che lo “stato giuridico” non era unitario e doveva scaturire da provvedimento autoritativo e non da  atto concordato. 

In questa stessa direzione – come si è detto - si muovevano i giovani docenti delle università, i quali, con gli stessi obiettivi politici e rivendicativi, iniziarono ad operare all’interno della CISL Università con cui la CISL Ricerca si apprestò a collaborare.

La direttrice di cooperazione tra la CISL Università e la CISL Ricerca, nel corso del 1972, porta la CISL Ricerca anche alla pubblicazione di un  proprio notiziario (CISL – Notiziario Sindacale Università a Ricerca con Enzo Casolino, direttore del periodico, i condirettori erano Luigi Campanella, segretario generale della CISL Ricerca e Giampaolo Rossi, segretario generale del Sindacato CISL Università) significativamente rivolto anche all’ambito universitario.

La cooperazione con la CISL Università, tuttavia non portava a trascurare l– da parte della CISL Ricerca – le tematiche di politica della ricerca degli altri maggiori enti scientifici come il CNEN e l’INFN i cui lavoratori avevano anch'essi superata la fase del sindacalismo autonomo ed avevano già scelta l'aggregazione confederale nella CISL e l'afferenza alla CISL FLAEI, vale a dire la federazione dei lavoratori elettrici. Ragione per cui una mozione del direttivo CISL-Ricerca del 29 dicembre 1972 ci dice che la CISL Ricerca “coerentemente con le decisioni del I Congresso Nazionale del Sindacato (Firenze, sett. 1972), in relazione alla soluzione del problema dell’unità sindacale, auspica la formazione, nell’ambito della Confederazione, di una Federazione Scuola-Ricerca e si rende promotore di tale iniziativa presso gli organi direttivi della Confederazione. In tal senso, invita ad esprimere la loro opinione i sindacati di settore interessati, in particolare CISL- Università  e SILARN.

Dopo il congresso di Firenze, l’assetto sindacale, dal punto di vista organizzativo, rimase, tutto sommato, inalterato per circa un ulteriore triennio, ricevendo una scossa solo in prossimità del cosiddetto “riordino del parastato”. Quel riordino comportava in sostanza l’accorpamento e unificazione dei trattamenti di tutti i dipendenti degli enti pubblici diversi dallo Stato (il Parastato, per l’appunto): la novità della legge n.70/1975 consisteva soprattutto nel fatto che essa introduceva per la prima volta a livello generalizzato la contrattazione nell’ambito del pubblico impiego.  Il contratto del “parastato”, per l’appunto, stabiliva il procedimento tipo per riuscire a coniugare -riguardo al trattamento del persoale -  il modello privatistico, proprio della contrattazione, con il modello pubblicistico, costituito dalla natura di provvedimento della Pubblica Amministrazione con cui esso veniva emanato (il D.P.R., per l'appunto).  Ogni ente pubblico fino allora aveva proceduto amministrando il personale mediante specifici trattamenti giuridici ed economici discendenti da legge o da decreti non contrattati. Si riscontravano talune similitudini tra enti appartenenti allo stesso settore (es. previdenziali, assistenziali, ospedalieri, CONI), ma tale andamento non impediva sostanziali difformità non tanto nei livelli stipendiali, quanto nei criteri di accesso e nelle dinamiche di carriera. Per cui si manifestò evidente l'interesse delle confederazioni a favorire la “riforma del parastato” nella misura in cui introduceva anche nel pubblico impiego la contrattazione collettiva. Dal punto di vista politico invece l’operazione  riforma tendeva principalmente a determinare una ridistribuzione di potere e di influenza su tali enti tra i singoli partiti politici, in modo da ridimensionare il ruolo incontrastato  che vi aveva esercitato la Democrazia Cristiana.

La riforma ebbe una non breve incubazione. La CISL Ricerca già nel giugno 1972 si pronunciava non favorevolmente verso tale soluzione; indirizzi ribaditi nella piattaforma rivendicativa del novembre 1972, per cui una mozione del direttivo CISL Ricerca del 20 dicembre 1972 stabiliva di “verificare con il SILARN, le possibilità di accordo sullo stato giuridico e l’atteggiamento che esso assume in ordine al d.d.l. del parastato”. Nel contempo il direttivo “decide di prospettare al Presidente del CNR (Faedo) che il Sindacato richiede uno stato giuridico unico per il personale della ricerca che sia contrattato e contrattabile”.

In effetti durante tutto il primo quadriennio degli anni ’70 il principale impegno rivendicativo della CISL Ricerca era rimasto concentrato per introdurre negli enti di ricerca il criterio del rapporto di impiego del personale strutturato su base contrattuale. Fu quella una decisa conquista di cultura politica prima che sindacale, che portava a rinnegare - per gli enti di ricerca principalmente – e poi per tutto il pubblico impiego – il criterio dello stato giuridico ed economico discendente da legge e quindi non contrattato. Il contratto CNEN aveva fatto scuola. Ma anche nell’ambito del CNR  la presidenza Caglioti (1965-1972) aveva aperto ad una certa pratica contrattuale nei rapporti con l’ANR, oltre che per preveggenza culturale, anche perché trovatosi ad utilizzare i “contratti Polvani”, vale a dire un modello di trattamento del personale – fortemente voluto a suo tempo da Fanfani – ben distante dalle sclerosi dei “ruoli” e “qualifiche” tradizionali del pubblico impiego. Dopo gli eventi del ’68, l’avvio dell’ondata restauratrice nell’ambito delle Università aveva tentato di ripristinare anche negli enti di ricerca  i precedenti assetti riguardo al trattamento del personale.

La resistenza degli amministratori degli enti scientifici fu dura, in quanto provenendo essi principalmente dalle università,  temevano che la formula contrattuale si sarebbe estesa anche negli atenei.  Ma i tempi erano cambiati. La classe dirigente delle università e della ricerca – proprio perché costituita da esponenti scarsamente inseriti nei meandri dei partiti politici o sensibilizzati verso la dimensione politica che andava assumendo la ricerca scientifica - non riuscì ad  inserirsi nel dibattito  politico più generale che andava affermando la necessità di un riassetto della miriade di enti pubblici. Nel braccio di ferro tra i partiti di maggioranza che godevano di posizioni di rendita all’interno di tali enti e partiti di opposizione mossi, peraltro, principalmente dal desiderio di introdursi nell’area di tali rendite, il sindacato confederale ebbe facile gioco nel sostenere una riforma che introducesse comunque il principio della contrattazione: un evento storico in quanto per la prima volta si introduceva il criterio contrattuale nell'area del pubblico impiego. 

Le dirigenze degli enti di ricerca –  ostili verso la “legge del parastato” proprio perché introduceva il modello contrattuale, ma anche perché sottoponeva ad una maggiore visibilità e maggior controllo esterno le deliberazioni dei consigli di amministrazione – contestarono la riforma, ma, asfitticamente non ebbero la capacità di tenere il passo con i tempi favorendo – assieme al Sindacato – la contrattualizzazione del rapporto di lavoro ma al tempo stesso invocando la salvaguardia di specificità normative ed operative per il settore della ricerca.  Il Sindacato confederale CISL, a sua volta, pur conscio che l'estensione del “parastato” agli enti di ricerca fosse del tutto impropria perché basata su un criterio meramente formale, vale a dire la conformazione giuridica degli enti pubblici ma non la loro funzione – cioè la particolare operatività preordinata al raggiungimento di scopi specifici di arricchimento scientifico e di sviluppo dell’innovazione nei processi produttivi e sociali – accettava tuttavia i limiti della legge di riforma pur di non perdere la conquista della contrattualizzazione.

In quel contesto gli iscritti CISL CNR promossero un Congresso, il primo congresso nazionale della CISL CNR, che si tenne a Firenze, in presenza anche di rappresentanti dell’altro sindacato CISL più rappresentativo – quanto meno allora – della “funzione ricerca”, vale a dire il SILARN che aggregava i lavoratori CNEN, EURATOM e CISE. Il Congresso si tenne il 23 e 24 settembre 1972 a Firenze.

In sintesi, il parastato pur non rinnegando del tutto il modello normativo per cui, a valle della legge di riforma, si collocava un decreto delegato, disponeva però che  esso venisse emanato a seguito di contrattazione tra le parti. Il che puntualmente avvenne con la legge delega n. 75 del 1970 e il DPR 411 del 1976. A valle di tali eventi di carattere molto più generale,  i sindacati della ricerca, pertanto,  rinvennero in tale soluzione – anche se non perfettamente confacente con le specificità della ricerca – lo strumento per addivenire ad un tempo ad un rapporto di impiego di tipo contrattuale e – non meno importante – a pervenire ad un contratto unico per tutto il settore della ricerca, fattore, al tempo stesso, di forza sindacale e di coordinamento delle politiche in favore della ricerca scientifica e tecnologica.

Per cui, nell’imminenza della legge, e poi negli eventi contrattuali di trattative che intercorsero tra l’elaborazione del “411” (es. criteri e livelli di inquadramento tra precedenti e nuovo trattamento), furono infarciti da articoli, proclami e pamphlet contro il “parastato” nella ricerca. La legge 70/75 fu poi per anni evocata dall'intellighentia dell’Associazione degli accademici (ANPUR) come il male assoluto per coprire ogni errore e sperpero gestionale della ricerca. Se si va ancora poco più in profondità, si vede che l’opposizione dell’establishment era determinato non poco dal fatto che le delibere dei consigli di amministrazione dovevano passare al vaglio delle amministrazioni di vigilanza, il che limitava di molto l’area delle opacità tradizionali in alcuni enti.

Cosicché l’impegno della CISL  Ricerca – una volta conseguito l’assetto contrattuale, sebbene all’interno del “parastato”- fu quello di conquistare per il personale della ricerca un certo ambito di specificità di norme e disposizioni contrattuali discendenti strettamente da esigenze funzionali per esercitare le attività di ricerca (vedi ad esempio i congedi per motivi di studio, il diritto alla mobilità scientifica) nel mentre i confederali di allora si battevano contro la mobilità dei lavoratori, che aveva tutt’altro segno.

La battaglia della CISL Ricerca in quel periodo non fu semplice perché dovette essere vinta prima contro le opposizioni interne alla federazione: infatti la legge 70 portava inevitabilmente a dover confluire nell’ambito della Federpubblici CISL. Successivamente nel corso delle   trattative di Palazzo Vidoni a Roma, nelle interminabili nottate la sparuta categoria degli addetti alla ricerca si trovò a contrastare con colossi di enti e di interessi come l’INAM (l’istituto di assistenza malattie che costituirà poi la struttura portante del servizio sanitario nazionale), l’INPS, il CONI.

La legge di riforma (che vide la luce nel 1975/n.70-Disposizioni sul riordinamento degli enti pubblici e del rapporto di lavoro del personale dipendente), il decreto delegato (il DPR n.411 del 1976) e  soprattutto le successive contrattazioni riguardanti le modalità  di travaso del personale dei singoli enti dai precedenti al nuovo inquadramento all’interno delle qualifiche e livelli stabiliti dal Decreto delegato, resero evidente l’inadeguatezza del  sindacalismo parcellizzato all'interno di ogni singolo ente rispetto all’entità dei problemi contrattuali e soprattutto rispetto all’entità delle forze, dei poteri e dei numeri in gioco. In sostanza  gli addetti alla ricerca, tutti assieme, scomparivano rispetto ai numeri del settore assistenziale e previdenziale (INAM e INPS, INAIL, CONI, principalmente) e agli interessi economici che operavano all’interno di tali enti), figurarsi quelli dei piccoli enti come ad esempio, i circa venti dipendenti dell'Istituto Italiano di Alta Matematica. Al tempo stesso si rese evidente  la necessità per i sindacati confederali stessi di confluire all’interno di federazioni maggiormente tutelanti dal punto di vista della loro consistenza numerica a maggiore rappresentatività.

Per cui – sulla scorta di quanto anticipato dai lavoratori del CNEN e del CNR che avevano fuso i loro sindacati già prima dell'emanazione del DPR 411, confluirono mano mano nella CISL Ricerca anche gli iscritti ai piccoli sindacati degli enti di ricerca minori. L'operazione non fu del tutto semplice. Da notare, ad esempio  che il SILARN  aggregava anche i lavoratori del Centro Comune di Ricerca CCR di Ispra, dipendente dall’allora EURATOM ed oggi dalla Commissione dell’Unione. Esso  aggregava pure, quale unico sindacato, i lavoratori CISE (Centro Italiano Studi Esperienze, di Milano, organismo a carattere privatistico) disciplinati quindi da ben altro rapporto contrattuale e con tutt’altri datori di lavoro,  ma che trovavano nel SILARN, l’incontestato  l’humus sindacale e culturale per loro più confacente. Ebbene, con l'evento “parastato” il CISE uscì dal SILARN, mentre vi restarono gli iscritti EURATOM, come pure vi restarono a seguito della confluenza nella CISL Ricerca.

L’andamento  delle vicende della legge del parastato, le interazioni con i gruppi parlamentari che discutevano la legge (vedi on. Galloni), l’inconsistenza della politica per la ricerca e il disconoscimento delle specificità della ricerca e dei suoi addetti, indussero il sindacato CISL Ricerca – non per propri convincimenti – ma in ossequio a preesistenti logiche confederali ed istituzionali – ad abbandonare la tendenza all’abbraccio con la CISL Università e a stringere la cooperazione con il SILARN. Il primo congresso in cui fu deliberata la nascita della CISL Ricerca come unità rappresentativa di tutte le realtà CISL all’interno degli Enti di ricerca si tenne a Roma il 3 e 4 maggio 1973 nella sede della Confederazione in Via Po 21. Nella relazione di Campanella – segretario generale -  si sosteneva la rivendicazione di una politica della ricerca e un assetto contrattuale articolato ma comunque su base contrattuale. Per cui per i lavoratori del CNEN, CISE, EURATOM, si rivendicava il modello privatistico; mentre per i lavoratori CNR, INFN, INN, IIAM, ecc, si ribadiva il modello pubblicistico, ma comunque strutturato su base contrattuale: il che comportava il rifiuto dello “stato giuridico” adottato con legge o decreto, come avveniva al tempo per la generalità dei pubblici dipendenti dello Stato e degli enti assimilati, compreso il CNR stesso in cui – all’epoca - convivevano i ricercatori disciplinati da decreti e i ricercatori disciplinati dal cosiddetto “contratto Polvani”.“ ( Gli atti del congresso costitutivo della CISL ricerca, riportano – vedi Relazione Tonelli - un documento su “Unità sindacale e patto federativo” della fine 1972, l’unità patrocinata in sede CISL dalle politiche di Storti e Carniti, contestate peraltro dalla Federpubblici guidata da Marini;  vedi  documento contenente Cronistoria del SILARN; vedi documento “ricerca e società” di Campanella, del 10 ottobre 1973).

Nel corso del tempo, tuttavia si rafforzò la tendenza a portare la nuova sigla risultante dalla fusione, vale a dire la CISL Ricerca – verso l’afferenza alla federazione FLAEI. L’incarico di segretario generale, nel frattempo,  restava affidato a Campanella.

Nella primavera del 1974 si rese necessario un nuovo congresso – che si tenne a Subiaco – essenzialmente per omogeneizzare la base sindacale proveniente da esperienze abbastanza difformi, per produrre, conseguentemente, un consiglio generale e una segreteria molto più rappresentativa delle diverse anime (principalmente CNR, CNEN, EURATOM) e dei diversi territori. Il congresso di Subiaco, nel mentre consolidava gli intenti riguardo alle posizioni rivendicative da tenere in attuazione del contratto del parastato, fu essenziale per costruire un comune sentire, un affinamento riguardo al patrimonio di valori che ogni singolo delegato apportava nel sindacato, e quindi per la creazione di idee e proposte di riforme istituzionali e operative riguardo alla funzione sociale, oltre che culturale, della ricerca scientifica pubblica (vedi Relazione Casolino a Subiaco), riguardo alla necessità di coordinamento nazionale; riguardo all'interazione con l'azione politica e amministrativa delle regioni, il cui ordinamento si andava faticosamente completando (vedi Ricerca e Regioni). Nel consenso generale riguardo alla fusione del sindacato prevalevano non certo motivazioni di carattere rivendicativo-salariale  – infatti i modelli contrattuali di riferimento  erano ben differenti all’interno dei singoli enti -  bensì motivi incentrati sulla rivendicazione di una politica della ricerca coordinata e dignitosa per un Paese di rilievo anche in quanto fondatore dell’allora Comunità Europea; motivi che portavano in rilievo l’affermazione del ruolo di quel nuovo mestiere  - quello di ricercatore e di tecnico di laboratorio  – che affiorava nella vita economica e sociale della Nazione. Infatti la CISL Ricerca partiva con il sostenere per il personale  del CNR il rapporto pubblicistico, ma contrattato, e nello stesso tempo il rapporto contrattuale privatistico dei settori elettrici ed energia cui facevano riferimento i trattamenti del personale CNEN, CISE  ed EURATOM, ma tutti destinati a contenere decise specificità legate alla funzione “ricerca”. Il modello privatistico veniva allora affermato, da notare, anche in dissenso rispetto alla CGIL e alla UIL CNEN di allora. Questo diverso sentire all’interno della CISL Ricerca nei riguardi di talune altre sigle sindacali portava ad adottare una buona prudenza riguardo al problema dell’unificazione sindacale allora ampiamente dibattuto e fortemente sostenuto anche all’interno della confederazione nel corso dalla segreteria Storti.  Nel corso del congresso di Subiaco, il  relatore del documento perfezionato dagli iscritti ex SILARN, teneva ad affermare “pur andando progressivamente sfumando le ragioni che determinarono il pluralismo sindacale, quali la differenziazione ideologica e di concezione del sindacato, è ancora necessario operare con gradualità per giungere al completo superamento”, per cui “il Patto federativo è, allo stato attuale delle cose, il momento più realistico del processo unitario”. Le risultanze del congresso di Subiaco servirono anche a rafforzare la spinta del Sindacato Ricerca presso le forze parlamentari per ottenerne iniziative legislative intese al riconoscimento della funzione culturale, economica e sociale della ricerca e quindi alla riforma delle strutture scientifiche: il che si ottenne nel corso del 1974 (Proposta di legge Bianco 13 agosto 1974).

Il Congresso, in parallelo alla fusione da parte dei sindacati di provenienza dai singoli Enti di ricerca, stabiliva anche la creazione di un Coordinamento nazionale degli iscritti ai singoli enti.

Il Congresso di Subiaco registrò quindi  un deciso consolidamento del processo di fusione dei singoli sindacati CISL operanti nella ricerca, l’accrescimento di un sentire comune mediante la condivisione del patrimonio di motivazioni ideali, di proposte e di sollecitazioni maturato per circa un decennio dalla base sociale dei laboratori di ricerca, In sostanza una vivacità culturale che indusse la Confederazione ad iscrivere la CISL Ricerca tra i sindacati di prima affiliazione, nonostante che l’incombente “legge del parastato” portava a suggerire al segretario confederale Marini di collocarla all’interno della Federpubblici.

La legge del parastato fu comunque causa di un sommovimento nell’organizzazione sindacale in quanto, all’indomani della legge 70 del 1975 di riassetto, i sindacati confederali e di categoria furono chiamati a partecipare alla trattativa da cui avrebbe dovuto scaturire il decreto delegato, il che puntualmente si verifico nel 1976 con il DPR 411. In quella trattativa i lavoratori del CNEN si trovarono coinvolti,  in quanto la legge di riassetto li includeva, per cui parteciparono alla lotta comune per ottenere – assieme agli addetti degli altri enti di ricerca (non solo il CNR quindi) - il riconoscimento di una qualche specificità di addetti alla ricerca, cosa che non offriva il contratto degli elettrici.

Nel corso del 1975, all’indomani della legge ’70 , quella innovazione normativa   suggellò definitivamente ogni ipotesi di aggregazione sindacale con l’Università. Si allontanava il modello organizzativo “università ricerca”; emergeva il modello “ricerca sviluppo”; cosicché – fino all’emanazione del contratto del parastato, tutto il sindacato ricerca si orientò verso l’adesione alla FLAEI in cui si trovava già collocato il sindacato dei nucleari del SILARN.

Il periodo 1975-76 fu caratterizzato da un’attività convulsa che vide impegnata la CISL Ricerca sul fronte politico prima per sostenere le ragioni della ricerca all’interno della Commissione parlamentare (Galloni) che procedeva ad emanare la legge delega del parastato e successivamente sul fronte delle trattative che si svolgevano presso il ministero della Funzione Pubblica tra la Delegazione dei presidenti degli enti di ricerca, il Governo e la congerie delle sigle sindacali. Caratterizzante fu il vertenziale relativo alla gestione del “primo inquadramento” nel parastato. Il presidente del CNR Faedo (1972-1976) conduceva la delegazione nella prima parte delle trattative, inducendo – spinto dalla preoccupazione di non svantaggiare i livelli retributivi dei docenti universitari - a soluzioni contrattuali che vennero ritenute punitive dalla base dei ricercatori e tecnici degli enti scientifici. La seconda parte fu gestita dal successivo presidente del CNR Quagliariello (1976-1984) in un clima contrattuale molto più disteso.

I contrasti legati  all’inquadramento del personale all’interno del “parastato” provocarono anche ripercussioni interne al sindacato  dato che da un lato esso dovette afferire alla Federpubblici, in cui – per ragioni esclusivamente contrattuali – si diluivano ulteriormente le connotazioni di politica della ricerca che caratterizzava l'azione dei sindacati ricerca di provenienza. Dall’altro, un inquadramento contrattuale ritenuto punitivo da parte della maggioranza degli iscritti determinò una certa contestazione nei riguardi del segretario generale della Ricerca, Luigi Campanella, a cui seguirono le sue dimissioni. Dopo di che l’incarico di segretario generale veniva conferito a Casolino, con il mandato di organizzare il congresso di fusione di tutti i sindacati CISL operanti negli organismi di ricerca. Tutto ciò anche in vista del congresso confederale (l’VIII congresso del 14-18 giugno 1977, il congresso che eleggerà Macario a segretario generale). Il che puntualmente avvenne anche grazie al sostegno confederale da parte del Segretario Franco Marini.

Il 19 marzo 1979 l’Ufficio organizzativo CISL delibera di realizzare un percorso di Accorpamento Federativo FLAEI, FEDERENERGIA e RICERCA (con uno schema di statuto)  – a seguito del deliberato dell’Esecutivo Confederale  del 2.10.1978 che inoltre riconosceva alla CISL Ricerca la qualità di sindacato di prima affiliazione. 

In quel contesto di consolidamento organizzativo la Cisl Ricerca, sul finire del 1979, dava vita al periodico Politica della ricerca.

A cura di Enzo Casolino e Italo Giabbai

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Lo Statuto

S T A T U T O

PARTE I

NORME GENERALI COSTITUTIVE

CAPITOLO I

PRINCIPI E FINALITA'

Articolo 1

E' costituita la "Federazione Innovazione e Ricerca". Essa è l'Organizzazione sindacale fra tutti i lavoratori che prestano la loro opera alle dipendenze o presso Enti, Aziende, Imprese e simili, pubblici e privati, nazionali, comunitari e internazionali che svolgono attività di ricerca in qualsiasi campo.

La Federazione Innovazione e Ricerca aderisce, in prima affiliazione, alla Confederazione Italiana Sindacati Lavoratori (CISL), ne condivide pienamente le finalità e i principi informatori e ne accetta lo Statuto e gli ordinamenti.

La Federazione Innovazione e Ricerca ha sede in Roma ed il suo acronimo è fissato in FIR CISL.

Articolo 2 

La Federazione Innovazione e Ricerca, in accordo con i principi programmatici e gli scopi della CISL, si propone come obiettivi particolari di:

a. realizzare l'unione dei lavoratori della ricerca pubblica e privata e garantire pari opportunità tra uomini e donne nel lavoro e nella società;

b. promuovere, in seno alla Confederazione ed in tutte le altre sedi più opportune, ogni azione pendente a sensibilizzare ed interessare gli organi competenti ai problemi della ricerca, ai suoi usi e fini sociali e ai problemi peculiari dei lavoratori della ricerca;

c. partecipare con i propri Organi alla stipula dei contratti di lavoro e ad ogni accordo e convenzione di carattere generale e particolare interessante la Categoria.

L’ammissione dei Sindacati di categoria che intendono aderire alla Federazione Innovazione e Ricerca è deliberata dal Consiglio generale della FIR CISL secondo le procedure indicate nel primo comma dell’art. 5 dello Statuto della Confederazione e convalidata dal Comitato esecutivo confederale.

CAPITOLO II

DIRITTI E DOVERI DEGLI ISCRITTI

Articolo 3

Possono iscriversi alla Federazione Innovazione e Ricerca tutti i lavoratori che prestano la loro opera alle dipendenze o presso Enti, Aziende, Imprese e simili, pubblici o privati, nazionali, comunitari ed internazionali, che svolgono attività di ricerca in qualsiasi campo.

Articolo 4

Gli iscritti alla Federazione Innovazione e Ricerca hanno diritto a partecipare alla elaborazione delle linee di politica sindacale, ad eleggere i propri rappresentanti sul luogo di lavoro ed i propri delegati alle successive istanze congressuali.

Essi hanno inoltre il diritto a ricevere tempestivamente la tessera d'iscrizione alla Federazione, ad essere tutelati nei propri diritti contrattuali e ad usufruire, in modo privilegiato rispetto ai non iscritti, dei servizi dell'organizzazione.

Gli iscritti hanno diritto ad essere adeguatamente informati e coinvolti nelle decisioni che li riguardano e ad esercitare il diritto di critica nei confronti dei dirigenti sindacali, nei limiti previsti dal presente Statuto, ed in termini democraticamente e civilmente corretti.

Ogni iscritto ha il dovere di essere coerente con i valori richiamati nel presente Statuto, ad operare nell'attività sindacale in coerenza con le decisioni assunte dagli organi statutari ed a partecipare all'attività sindacale.

Ogni iscritto ha l'obbligo di pagare i contributi d'iscrizione alla Federazione Innovazione e Ricerca secondo le modalità e nell'ammontare definiti dal Consiglio generale della Federazione Innovazione e Ricerca. E’ prevista l’intrasmissibilità della quota o contributo associativo ad eccezione dei trasferimenti a causa di morte e la non rivalutabilità della stessa.

PARTE II

NORME GENERALI SUGLI ORGANI DIRIGENTI E COLLEGIALI

CAPITOLO III

IL CONSIGLIO GENERALE

Articolo 5

Il Consiglio generale è formato da componenti eletti dal Congresso, da componenti di diritto e da componenti designati.

Il Regolamento di attuazione dello Statuto definisce il numero complessivo dei componenti, il numero dei componenti da eleggere in sede congressuale, il numero e le modalità di definizione dei componenti di diritto e designati.

La componente elettiva così determinata dovrà essere almeno pari al 50% del numero complessivo dei componenti del Consiglio generale.

Gli eventuali componenti aggiuntivi derivanti dalle cooptazioni previste dall'articolo 20 e dai comma 7 ed 8 dell'articolo 26 dello Statuto, non vengono considerati per il conteggio del 50% di cui al precedente comma.

Articolo 6

Il Consiglio generale prima di procedere alle votazioni per l'elezione della Segreteria, delibera, sulla base di esigenze di funzionalità, sulla struttura della stessa con riferimento alla presenza o meno del Segretario generale aggiunto ed al numero dei componenti la Segreteria.

CAPITOLO IV

IL COLLEGIO DEI SINDACI

Articolo 7

I Collegi dei Sindaci provvedono ad ogni livello al controllo amministrativo ed adempiono alle loro funzioni a norma degli articoli del presente Statuto e relativo Regolamento.

L’attività del Collegio dei Sindaci deve essere improntata ai principi di autonomia e indipendenza. A tal fine il regolamento di attuazione dello Statuto stabilisce le incompatibilità. I Sindaci partecipano alle sedute del Consiglio generale con voto consultivo; a mezzo del loro presidente riferiscono periodicamente sull'andamento amministrativo sia al Comitato esecutivo sia al Consiglio generale; rispondono della loro azione dinanzi al Congresso.

Il Collegio dei Sindaci è composto da cinque componenti di cui tre effettivi e due supplenti, sono eletti dai rispettivi congressi e non sono revocabili nel corso del mandato congressuale.

Nelle votazioni si esprimono tre preferenze.

Risultano eletti componenti effettivi del Collegio dei Sindaci i tre candidati che hanno riportato in sede congressuale il maggior numero di voti.

I due candidati che seguono immediatamente nella graduatoria dei suffragi fanno parte del Collegio quali componenti supplenti.

Qualora venga a mancare, per dimissioni o altra causa, uno dei componenti effettivi, subentra il candidato che ha riportato il maggior numero di voti e il posto di componente supplente sarà conferito al candidato non eletto che ha riportato il maggior numero dei suffragi.

Qualora non sussistano candidati non eletti, il Consiglio generale provvede alla integrazione del Collegio e, nel caso di più candidature, risulterà eletto chi ha riportato più voti.

Il Consiglio generale, nella prima riunione dopo il Congresso nomina il Presidente, scegliendolo tra i componenti effettivi e tenuto conto dei requisiti e/o titoli di specifica competenza professionale.

Qualora la vacanza riguardi il Presidente del Collegio dei Sindaci il Consiglio generale ha facoltà di nominarne uno ex novo, scegliendo tra soggetti iscritti o non iscritti alla Organizzazione che abbiano requisiti e/o titoli di specifica competenza professionale.

I Sindaci non possono far parte di organi deliberanti di pari livello. E' inoltre incompatibile la carica di Sindaco di un organismo con quella di sindaco di un altro organismo.

CAPITOLO V

IL COLLEGIO DEI PROBIVIRI

Articolo 8

Il Collegio dei probiviri della Federazione è organo di garanzia statutaria e di giurisdizione interna. L’attività del Collegio dei Probiviri deve essere improntata ai principi di autonomia e indipendenza. A tal fine il Regolamento di attuazione dello Statuto stabilisce le incompatibilità.

Esso ha il compito di decidere, previe adeguate istruttorie per l’accertamento dei fatti e relative contestazioni, sui ricorsi contro presunte violazioni dello Statuto e del Regolamento e sulle vertenze elettorali, oltreché di dirimere le controversie, i conflitti tra i soci e gli organismi ai vari livelli, nei limiti stabiliti dal presente Statuto e dal Regolamento di attuazione.

Il Collegio dei probiviri della Federazione Innovazione e Ricerca è inoltre competente a pronunciare, entro il termine perentorio di 15 giorni, la ratifica di legittimità dei provvedimenti relativi alle gestioni commissariali.

Articolo 9

Il Collegio dei probiviri di Federazione è competente in prima istanza per i conflitti interni.

Per tutti gli altri casi sono competenti i Collegi dei probiviri delle Unioni sindacali regionali - interregionali, salvo quelli in cui è competente a decidere in unica e definitiva istanza il Collegio confederale.

Il Collegio confederale dei probiviri decide in seconda ed ultima istanza sui ricorsi contro le deliberazioni del Collegio di cui al primo comma.

Il Collegio confederale dei probiviri è competente a decidere, in unica e definitiva istanza, sulle sanzioni disciplinari che riguardano Il Segretario Generale della Federazione nazionale.

Articolo 10

Il Collegio dei probiviri è composto da cinque componenti eletti dal Congresso e non sono revocabili nell’arco del mandato congressuale.

Nelle votazioni si esprimono tre preferenze.

Risultano eletti componenti il Collegio dei probiviri i candidati che hanno ottenuto il maggior numero di voti.

Qualora si determini una vacanza, per dimissioni o altra causa, subentrano, fino a concorrenza, i candidati non eletti che hanno riportato il maggior numero di voti.

Qualora non sussistano candidati non eletti il Consiglio generale provvede alla integrazione del Collegio e, nel caso di più candidature, risulteranno eletti coloro che hanno riportato più voti.

Il Consiglio generale nella prima riunione dopo i Congressi nomina il presidente del Collegio scegliendo tra i componenti e tenuto conto dei requisiti e/o titoli di specifica competenza professionale.

Il Consiglio generale approva apposito Regolamento a cui dovrà uniformarsi il Collegio.

Se la vacanza riguarda il presidente del Collegio il Consiglio generale ha l’obbligo di eleggerlo ex novo, anche al di fuori dei componenti in carica, tra soggetti, iscritti o non iscritti all’Organizzazione, in possesso di particolari titoli e/o requisiti professionali entro 30 giorni dal verificarsi della vacanza stessa. Durante la vacanza del Presidente, il Collegio sospende la propria attività: non sono consentite funzioni vicarie e i termini di scadenza dei procedimenti in corso sono sospesi fino ad insediamento del nuovo Presidente.

I probiviri non possono far parte di organi deliberanti. E’ incompatibile anche la carica di proboviro di un organismo con quella di proboviro di un altro.

Al fine di garantire la piena autonomia, anche sul piano economico, del Collegio, viene istituito, per la copertura dei relativi oneri, un separato ed autonomo capitolo di bilancio.

Articolo 11

Il Collegio emette:

a) ordinanze allo scopo di regolare l’attività istruttoria e raccogliere prove;

b) lodi decisori del merito delle controversie.

I lodi del Collegio debbono essere motivati.

Il Presidente ha l’obbligo di notificarli alle parti e hanno immediato valore esecutivo per le strutture e i soci cui essi si riferiscono.

Il Collegio su motivato ricorso avverso provvedimenti formali, qualora ravveda sulle questioni da decidere esigenze di urgenza e contemporaneamente il pericolo che, nelle more del normale procedimento statutario si determinino danni irreparabili, può assumere con ordinanza i provvedimenti cautelari del caso, nel termine di 15 giorni dal ricevimento del ricorso.

Tali ordinanze non pregiudicano il merito e possono essere revocate dal Collegio che le ha emesse, previa adeguata motivazione.

Possono essere, tuttavia, reclamate davanti al Collegio confederale che decide in via definitiva nel termine di 15 giorni dal ricevimento del ricorso.

Le stesse ordinanze, sulla base delle esigenze di cui sopra, possono essere anche assunte dal Collegio confederale.

Nel caso di emissione delle ordinanze di cui al primo comma, il motivato lodo del Collegio sul ricorso dovrà essere emesso entro 30 giorni dalla decorrenza dell’ordinanza.

Articolo 12

Il Collegio dei probiviri è competente ad irrogare sanzioni di natura disciplinare ai soci.

Nella decisione dei lodi il Collegio si attiene al principio generale della professionalità e gradualità della sanzione. L’eventuale annullamento definitivo del lodo di primo grado comporta la caducazione di tutti gli effetti conseguenti alla pronuncia annullata.

Le sanzioni che possono essere comminate sono:

- il richiamo scritto;

- la deplorazione con diffida;

- la destituzione dalle eventuali cariche;

- la sospensione da 3 a 12 mesi, con destituzione da eventuali cariche,

- l’espulsione.

In presenza di fatti nuovi e rilevanti debitamente provati, il Collegio confederale dei probiviri può riaprire il procedimento disciplinare per un’eventuale riforma del lodo emesso.

I soci sospesi sono automaticamente riammessi nell’Organizzazione al termine del periodo di sospensione. Il ripristino nelle cariche elettive potrà avvenire solo a seguito di una nuova elezione e non per cooptazione.

I soci espulsi dall’Organizzazione potranno essere riammessi non prima di 5 anni dal provvedimento.

Articolo 13

Per misura cautelativa il socio sottoposto a procedimento penale può essere, in relazione alla natura e/o alla particolare gravità del reato, sospeso a tempo indeterminato.

Competenti a decidere la sospensione cautelativa, da effettuarsi con procedura d’urgenza, sono la Segreteria Confederale, la Segreteria della Federazione nazionale, le Segreterie regionali-interregionali e quelle di Unioni sindacali regionali-interregionali per i rispettivi livelli di competenza sentito il sindacato territoriale dove è avvenuta l’iscrizione.

La sospensione cautelativa è immediatamente esecutiva e deve essere ratificata dal competente Collegio dei probiviri entro 30 giorni, pena la nullità.

La revoca della sospensione cautelativa è disposta immediatamente dalla Segreteria che l’ha stabilita al cessare delle cause che l’hanno determinata. Qualora si rendessero necessari provvedimenti ulteriori si deve seguire la normale procedura prevista dagli articoli 8, 9, 10, 11 e 12 del presente Statuto e dal Regolamento di attuazione.

Articolo 14

Quando le Segreterie di Federazione nell’ambito della specifica competenza territoriale sono a conoscenza di violazioni statutarie, hanno l’obbligo di intervenire per far cessare tali violazioni e, qualora tale intervento sia inefficace, hanno l’obbligo di denunciare tali comportamenti al Collegio dei probiviri.

L’omissione di intervento e di denuncia può essere a sua volta oggetto di ricorso ai probiviri competenti.

Articolo 15

Il Regolamento di attuazione disciplina le procedure relative alla garanzia statutaria e di giurisdizione interna della Federazione Innovazione e Ricerca.

CAPITOLO VI

ROTAZIONI E LIMITI DI ETA'

Articolo 16

Al fine di favorire la rotazione nelle responsabilità dirigenziali il Segretario generale ed i Componenti delle Segreterie a tutti i livelli, come importante fattore di democrazia sindacale, il periodo massimo entro il quale è possibile ricoprire la medesima carica è di tre mandati (12 anni).

I dirigenti eletti in difformità alle norme contenute nel presente articolo e di quanto previsto dal Regolamento, sono automaticamente decaduti dalle relative cariche.

CAPITOLO VII

INCOMPATIBILITA'

Articolo 17

Per affermare l'assoluta autonomia della Federazione Innovazione e Ricerca nei confronti dei partiti, dei movimenti e delle formazioni politiche, delle associazioni che svolgono attività interferenti e che si pongano in conflitto con quelle istituzionali proprie della CISL, delle assemblee elettive e dei poteri esecutivi a tutti i livelli, sono stabilite con le cariche direttive, esecutive, di sindaco, di proboviro, di dirigenti responsabili di enti CISL (in quanto componenti dei Consigli generali) a qualsiasi livello, le incompatibilità elencate nel Regolamento.

Il Comitato esecutivo sentita la Segreteria nazionale è competente a concedere ai dirigenti sindacali autorizzazione ad assumere o a conservare incarichi non derivanti da designazione sindacale.

Il Regolamento di attuazione potrà specificare, nel rispetto dei principi del presente articolo, ulteriori incompatibilità.

Articolo 18

Le incompatibilità previste nel presente capitolo e quelle previste dal Regolamento, sono applicabili anche agli eventuali operatori che rappresentano l'organizzazione nello svolgimento di funzioni politiche.

CAPITOLO VIII

ELEGGIBILITA' E COOPTAZIONI

Articolo 19

I soci, con requisiti previsti dallo Statuto e dal Regolamento, possono accedere alle cariche direttive del Sindacato alla sola condizione di avere una anzianità di iscrizione alla Federazione Innovazione e Ricerca di almeno 2 anni, salvo quei soci aderenti in virtù di patti di adesione di altre associazioni.

I soci eletti alle cariche della Federazione Innovazione e Ricerca che per due volte di seguito rimangono assenti ingiustificati dalle riunioni degli Organi di appartenenza decadono ipso-facto dalla carica.

Articolo 20

Il Consiglio generale, i Consigli regionali-interregionali e gli organismi territoriali comunque denominati, delle diverse articolazioni della Federazione Innovazione e Ricerca, hanno la facoltà di cooptare al loro interno, con deliberazione adottata a maggioranza dei 2/3 dei votanti, nuovi componenti nel limite massimo del 5% dei componenti degli organismi stessi.

Per quanto riguarda gli organismi delle strutture territoriali la percentuale del 5% di cui al comma precedente può essere estesa fino al tetto del 10%.

PARTE III

GLI ORGANI DELLA FEDERAZIONE INNOVAZIONE E RICERCA

CAPITOLO IX

DEFINIZIONE DEGLI ORGANISMI

Articolo 21

Sono organi della Federazione Innovazione e Ricerca:

1. il Congresso nazionale;

2. il Consiglio generale;

3. il Comitato esecutivo;

4. la Segreteria nazionale;

5. il Collegio dei Sindaci;

6. il Collegio dei probiviri.

CAPITOLO X

IL CONGRESSO NAZIONALE

Articolo 22

Il Congresso nazionale è l'Organo massimo deliberante della Federazione Innovazione e Ricerca. Esso si riunisce in via ordinaria ogni quattro anni in corrispondenza con la convocazione del Congresso Confederale salvo le convocazioni straordinarie.

La convocazione straordinaria del Congresso può essere richiesta:

a. dal Consiglio generale a maggioranza di 2/3 dei suoi componenti;

b. da 1/3 dei soci, i quali firmano la richiesta a mezzo delle Federazioni regionali-interregionali. Le Unioni sindacali regionali-interregionali attestano la autenticità delle firme. La richiesta di convocazione straordinaria deve essere motivata.

Articolo 23

Il Congresso nazionale è composto da delegati eletti nei Congressi regionali-interregionali nel numero stabilito dai quozienti di rappresentatività deliberati dal Consiglio generale.

Partecipano inoltre, con il solo diritto di parola qualora non siano delegati, i componenti uscenti e i subentranti a qualsiasi titolo nel Consiglio generale.

Il Regolamento di attuazione detta le disposizioni relative alla rappresentanza di genere nelle liste dei delegati.

Partecipano al Congresso nazionale con propri delegati le Strutture regionali-interregionali

 che sono in regola con il tesseramento.

Articolo 24

L'Ordine del giorno del Congresso nazionale della Federazione Innovazione e Ricerca è fissato dal Consiglio generale su proposta della Segreteria e deve essere noto almeno 30 giorni prima della data di convocazione del Congresso.

Articolo 25

Il Congresso nazionale fissa l'indirizzo generale della Federazione Innovazione e Ricerca ed in particolare si pronuncia sulla relazione programmatica della Segreteria. Elegge a scrutinio segreto i componenti elettivi del Consiglio generale ed i delegati al Congresso Confederale.

Le decisioni del Congresso sono prese a maggioranza semplice (cioè con il voto favorevole del 50% più uno dei votanti) ad eccezione di quelle per le quali si prevede una maggioranza qualificata.

CAPITOLO XI

IL CONSIGLIO GENERALE

Articolo 26

Il Consiglio generale è l'Organo deliberante della Federazione Innovazione e Ricerca tra un Congresso e l'altro; esso si riunisce almeno due volte l'anno ed ha il compito di definire gli indirizzi di massima dell'attività sindacale ed organizzativa sulla base delle deliberazioni del Congresso.

La composizione del Consiglio generale è stabilita dal Regolamento di attuazione.

Il Consiglio generale elegge nel suo seno: prima la Segreteria nazionale, poi il Comitato esecutivo.

Ad esso spetta inoltre il compito di convocare il Congresso in sessione ordinaria allo scadere del quadriennio ed in sessione straordinaria. Esamina ed approva le proposte contenute nella relazione che la Segreteria nazionale sottoporrà al Congresso nonché le linee di politica delle risorse della Federazione Innovazione e Ricerca.

Delibera gli adeguamenti dello Statuto della Federazione Innovazione e Ricerca allo Statuto confederale.

Convalida le ammissioni di cui all’art. 2.

Emana il Regolamento della Federazione Innovazione e Ricerca.

Nomina, su proposta della Segreteria nazionale, sentito il coordinamento donne, la responsabile del Coordinamento stesso che entra a far parte di diritto del Consiglio generale ove non ne sia già componente.

Su proposta della Segreteria delibera la istituzione di dipartimenti, di coordinamenti nazionali e di uno staff tecnico-scientifico e ne nomina i responsabili nazionali.

Le decisioni del Consiglio generale, salvo quelle previste nel presente Statuto a maggioranza qualificata, sono prese a maggioranza semplice.

Articolo 27

Il Consiglio generale nazionale è normalmente convocato dal Comitato esecutivo su proposta della Segreteria e straordinariamente a richiesta di 1/3 dei suoi componenti o su deliberazione presa a maggioranza semplice dal Comitato esecutivo.

In via eccezionale ed in casi di particolare urgenza, il Consiglio generale può essere convocato dalla Segreteria nazionale.

CAPITOLO XII

IL COMITATO ESECUTIVO

Articolo 28

Il Comitato esecutivo è l'organo competente per l'attuazione degli indirizzi definiti dal Consiglio generale e dalle commissioni nelle quali il Consiglio generale stesso si può articolare.

La composizione del Comitato esecutivo è stabilita dal Regolamento di attuazione.

Il Comitato esecutivo:

a. delibera sulle richieste di affiliazione;

b. decide sui conflitti tra le strutture regionali-interregionali, aziendali e/o territoriali;

c. coordina le attività sindacali e organizzative di interesse nazionale;

d. approva i bilanci preventivi annuali e consuntivi di competenza;

e. nomina i rappresentanti sindacali negli enti e commissioni di livello nazionale;

f. convoca con deliberazione a maggioranza semplice il Consiglio generale, fissandone l'ordine del giorno;

g. delibera le azioni sindacali generali.

Contro tali deliberazioni è ammesso il ricorso al Consiglio generale entro 30 giorni dalla comunicazione.

Il Comitato esecutivo si riunisce almeno ogni 3 mesi ed è convocato dalla Segreteria nazionale o su richiesta di almeno 1/3 dei propri componenti. Il Comitato esecutivo è presieduto dal Segretario generale.

Le decisioni del comitato esecutivo, salvo quelle previste nel presente Statuto a maggioranza qualificata, sono prese a maggioranza semplice.

Articolo 29

Il Comitato esecutivo per quanto attiene alle problematiche della condizione della donna si avvale del contributo di studio, elaborazione e proposta del Coordinamento femminile.

Spetta al Comitato esecutivo stabilire i criteri di composizione e le modalità operative dello stesso coordinamento.

CAPITOLO XIII

LA SEGRETERIA NAZIONALE

Articolo 30

La Segreteria nazionale è composta:

a. dal Segretario generale;

b. dal Segretario generale aggiunto;

c. da Segretari;

eletti dal Consiglio generale nel proprio seno in successive e separate votazioni.

Articolo 31

La Segreteria nazionale rappresenta la Federazione Innovazione e Ricerca nei confronti dei terzi e delle pubbliche autorità, prende tutte le misure atte ad assicurare il normale funzionamento della Federazione Innovazione e Ricerca stessa attuando le decisioni dei superiori Organi deliberanti.

Essa risponde collegialmente di fronte ai superiori Organi deliberanti della gestione del patrimonio finanziario della Federazione Innovazione e Ricerca.

Costituisce un settore specifico di attività federale, da attribuire alla responsabilità di un Segretario nazionale, quello relativo all’amministrazione del patrimonio della Federazione e di ogni altra attività economica e finanziaria comunque promossa o gestita nell’interesse della Federazione.

La Segreteria nazionale predispone per il Congresso la relazione programmatica ed il bilancio da sottoporre al Comitato esecutivo secondo quanto previsto dall'articolo 28 del presente Statuto.

Essa interviene a comporre ogni conflitto insorgente tra le strutture periferiche.

Il Segretario generale ha la rappresentanza legale della Federazione; il Segretario generale aggiunto lo sostituisce a tutti gli effetti in caso di impedimento.

I Segretari hanno la responsabilità di settori di attività.

PARTE IV

LE ARTICOLAZIONI TERRITORIALI

CAPITOLO XIV

LE STRUTTURE REGIONALI-INTERREGIONALI, TERRITORIALI ED AZIENDALI

Articolo 32

In ogni regione e in ogni provincia a Statuto autonomo è costituita la Federazione Innovazione e Ricerca regionale o interregionale.

Il singolo acronimo è fissato in FIR CISL seguito dalla denominazione della relativa Regione (o Regioni) o Provincia autonoma.

Essa fa parte della Federazione Innovazione e Ricerca nazionale e comprende le Sezioni Aziendali Sindacali costituite nell’ambito regionale-interregionale.

Articolo 33

Sono organi della Federazione Innovazione e Ricerca regionale-interregionale:

a) il Congresso regionale-interregionale;

b) il Consiglio regionale-interregionale;

c) la Segreteria regionale-interregionale;

d) il Collegio dei Sindaci;

e) le Sezioni Aziendali Sindacali “SAS”.

Articolo 34

Il Congresso regionale-interregionale è il massimo organo deliberante della Federazione regionale-interregionale ed è costituito dai delegati eletti dai Congressi delle Sezioni Aziendali Sindacali della Regione nel numero stabilito dai quozienti di rappresentatività deliberati dal Consiglio generale della Federazione.

Partecipano, inoltre, con solo diritto di parola in quanto non delegati, i membri uscenti e subentranti a qualsiasi titolo nel Consiglio regionale-interregionale.

Il Congresso regionale-interregionale fissa l'indirizzo generale dell'attività della Federazione regionale-interregionale in coordinamento con gli indirizzi espressi dagli Organi del Sindacato nazionale.

Esso si riunisce, in via ordinaria, in concomitanza con il Congresso della Federazione nazionale.

Elegge i membri elettivi del Consiglio regionale-interregionale, il Collegio dei Sindaci, i delegati al Congresso nazionale, ove previsti, i delegati ai Congressi delle Unioni sindacali regionali – interregionali (USR - USI).

Articolo 35

Il Consiglio regionale-interregionale è l'organo deliberante della Federazione Innovazione e Ricerca  regionale-interregionale tra un Congresso e l'altro.

La composizione del Consiglio regionale-interregionale è stabilita dal Regolamento di attuazione.

Sono compiti del Consiglio regionale-interregionale:

a) coordinare le attività sindacali di carattere locale, nel quadro degli indirizzi della Federazione nazionale;

b) studiare e delineare iniziative sindacali ed organizzative della Federazione Innovazione e Ricerca anche in relazione alle iniziative delle Unioni sindacali regionali-interregionali;

c) collaborare con le Strutture territoriali provinciali nelle varie attività di carattere organizzativo ed amministrativo;

d) formulare proposte sul piano contrattuale e vertenziale in ordine alle politiche della Federazione Innovazione e Ricerca e per le articolazioni delle iniziative di lotta;

e) attuare la contrattazione decentrata di competenza deliberando, sentita la Segreteria nazionale della Federazione Innovazione e Ricerca, le necessarie azioni di sostegno;

f) promuovere la formazione della dirigenza di livello regionale-interregionale e coordinare le attività formative di livello territoriale;

g) approvare il bilancio preventivo e consuntivo di competenza;

h) designare gli eventuali membri di diritto della Federazione Innovazione e Ricerca negli organi della USR e USI;

i) nominare i componenti di diritto della categoria nelle UST della regione;

l) designare gli eventuali rappresentanti della categoria all’interno degli organismi della regione.

Articolo 36

Il Consiglio regionale-interregionale si riunisce in seduta ordinaria almeno due volte l'anno su convocazione della Segreteria che ne fissa l'ordine del giorno.

In casi eccezionali, da motivare, il Consiglio regionale-interregionale può essere convocato in seduta straordinaria su richiesta di 1/3 dei componenti.

Il Consiglio regionale-interregionale designa gli eventuali membri di diritto della Federazione Innovazione e Ricerca regionale-interregionale nei Consigli generali della Federazione nazionale e della Unione sindacale regionale-interregionale.

Articolo 37

La Segreteria regionale-interregionale, per quanto di competenza, rappresenta la Federazione Innovazione e Ricerca regionale-interregionale nei confronti dei terzi e delle controparti pubbliche, esegue le decisioni del Consiglio regionale-interregionale, assicura l'osservanza delle decisioni assunte dagli Organi regionali-interregionali, predispone il bilancio preventivo ed il conto consuntivo annuale della Struttura regionale-interregionale, interviene a dirimere i conflitti insorgenti tra le Strutture di competenza, provvede agli adempimenti delegati dalla Federazione nazionale.

Articolo 38

Il Collegio dei Sindaci provvede al controllo amministrativo della Federazione regionale-interregionale ed adempie alle sue funzioni a norma degli articoli del presente Statuto e relativo Regolamento.

Ad esso si applica quanto previsto dall'articolo 7 del presente Statuto.

Articolo 39

La Segreteria regionale-interregionale può assumere, nel caso di carenze delle Strutture aziendali, anche in collaborazione con la Segreteria nazionale, le necessarie iniziative per promuovere la costituzione o la ricostituzione degli organismi territoriali.

CAPITOLO XV

STRUTTURE TERRITORIALI

Articolo 40

Il Sindacato regionale-interregionale si articola in Sezioni Aziendali Sindacali il cui coordinamento è affidato alla Segreteria della Struttura regionale-interregionale.

L'organo direttivo della SAS costituisce organo collegiale statutario. La composizione del direttivo della SAS è stabilito dal Regolamento di attuazione.

Scioperi o azioni di lotta promossi dalle SAS devono essere autorizzati dalla Segreteria regionale-interregionale della Federazione Innovazione e Ricerca.

Articolo 41

Le Sezioni Aziendali Sindacali sono le strutture della Federazione territoriale nel posto di lavoro.

Le SAS curano il proselitismo, l'informazione agli iscritti ed ai lavoratori, attuano le linee politiche, organizzative e contrattuali della Federazione Innovazione e Ricerca nei posti di lavoro.

Attuano mediante le rappresentanze stabilite nei Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro (CCNL) la contrattazione decentrata e, a tal fine, stabiliscono, d'intesa con la Struttura regionale-interregionale gli obiettivi della contrattazione medesima e definiscono, con la stessa procedura, le candidature nelle eventuali scadenze elettorali nel posto di lavoro.

CAPITOLO XVI

I SERVIZI

Articolo 42

Per assicurare agli iscritti ed ai lavoratori una tutela individuale, familiare e sociale più efficace ed estesa, per rafforzare il patto associativo della CISL, le Strutture regionali - interregionali curano la diffusione nel territorio del sistema servizi delle UST, delle USR e USI e della Confederazione supportandone, con eventuali appositi uffici, le strutture polivalenti ed integrate eventualmente costituite dalla CISL ai vari livelli territoriali.

PARTE V

GESTIONI STRAORDINARIE, FINANZE, PATRIMONIO

CAPITOLO XVII

COMMISSARIAMENTO DELLE STRUTTURE

REGIONALI - INTERREGIONALI, TERRITORIALI E AZIENDALI

Articolo 43

Nel caso di gravi violazioni dello Statuto su scelte fondamentali di politica economica e contrattuale e/o di categoria, di violazione delle norme contributive ordinarie e straordinarie da parte di strutture della categoria il Comitato esecutivo della Federazione Innovazione e Ricerca, a maggioranza dei 2/3 dei votanti, può, con provvedimento motivato e su adeguata istruttoria e contestazione, disporre lo scioglimento di tutti gli Organi e la nomina di un Commissario.

Gli stessi provvedimenti motivati possono essere proposti alla Segreteria nazionale dal Consiglio regionale-interregionale, nei confronti dei Consigli SAS sia per i motivi di cui al precedente comma sia nel caso di grave inefficienza della struttura stessa.

Negli stessi casi di cui al comma 1, il Comitato esecutivo può con la stessa procedura disporre la sospensione delle rappresentanze di strutture regionali-interregionali dal diritto di partecipazione agli organismi nazionali di cui facciano parte. La durata massima di sospensione è di 4 mesi.

I provvedimenti sono immediatamente esecutivi e vanno trasmessi entro tre giorni dall'adozione al Collegio dei probiviri di prima istanza, il quale deve provvedere, entro il termine perentorio di 15 giorni, alla ratifica di legittimità. La mancata pronuncia entro tale termine equivale a ratifica.

Articolo 44

Negli stessi casi e con le medesime procedure di cui all'articolo 43 può essere nominato un Commissario ad acta per lo svolgimento di funzioni specifiche, munito dei poteri necessari senza ricorrere allo scioglimento degli organi.

CAPITOLO XVIII

CONTRIBUZIONE E TESSERAMENTO

Articolo 45

L'adesione della Federazione Innovazione e Ricerca si realizza a mezzo di una quota contributiva annua, in misura percentuale, che comprende anche il costo della tessera. Sulla base di tale quota che viene fissata dai competenti organi nazionali della Federazione Innovazione e Ricerca rilascerà la tessera, che è obbligatoria per tutti gli aderenti a qualsiasi profilo professionale appartengano.

Articolo 46

La tessera costituisce l'unico documento dell'adesione del lavoratore all'Organizzazione sindacale. Il periodo di validità della tessera è fissato dal Comitato esecutivo confederale. La tessera è completata, all'atto del rilascio all'aderente, con l'emblema della Federazione Innovazione e Ricerca.

CAPITOLO XIX

PATRIMONIO

Articolo 47

Il patrimonio della Federazione Innovazione e Ricerca è costituito dai contributi degli associati e da tutti i beni mobili ed immobili ad esso pervenuti per qualsiasi titolo o causa ed ovunque siano dislocati, al centro o alla periferia.

Per tutte le strutture vi è l’obbligo statutario di redigere e di approvare annualmente un rendiconto economico e finanziario.

Vi è inoltre il divieto di distribuire, anche in modo indiretto, utili o avanzi di gestione, nonché fondi, riserve o capitale durante la vita dell’Associazione, salvo che la destinazione o la distribuzione non siano imposte dalla legge.

Finchè dura la Federazione Innovazione e Ricerca, i singoli associati o gruppi di associati ad essa aderenti non possono chiedere la divisione del fondo comune o patrimoniale nè pretendere, in caso di recesso, quota alcuna a qualsiasi titolo anche sotto forma di restituzione di contributi in precedenza versati.

Articolo 48

La Federazione Innovazione e Ricerca risponde di fronte ai terzi ed all'autorità giudiziaria unicamente delle obbligazioni assunte dal Segretario generale congiuntamente, per gli aspetti economici e finanziari, al segretario nazionale che presiede al settore relativo all'amministrazione.

Articolo 49

Le Organizzazioni regionali-interregionali e aziendali o le persone che le rappresentano sono responsabili per le obbligazioni da esse direttamente assunte verso chiunque e non potranno per qualsiasi titolo o causa o in ispecie per il fatto dell'adesione o della dipendenza dalla Federazione nazionale chiedere di essere sollevate dalla stessa.

Articolo 50

Eventuali controlli di natura amministrativa o interventi di natura finanziaria disposti dalla Segreteria nazionale a favore delle strutture regionali-interregionali e aziendali o dei loro associati costituiscono normale attività di assistenza propria della Federazione senza assunzione di corresponsabilità.

Articolo 51

L'elaborazione dei bilanci preventivi e dei conti consuntivi delle Strutture regionali-interregionali deve essere fatta in conformità alle norme che vengono diramate dalla Segreteria nazionale e gli stessi devono essere verificati dal Collegio dei Sindaci a controprova della regolarità della gestione, di cui è responsabile la competente Struttura regionale-interregionale, approvati dai Consigli delle Strutture ed inviati alla Segreteria nazionale entro il primo trimestre dell'anno successivo.

Articolo 52

La Federazione Innovazione e Ricerca può costituire enti, promuovere e partecipare ad associazioni e società con deliberazione del Consiglio generale.

PARTE VI

SCIOGLIMENTO DELLA FEDERAZIONE INNOVAZIONE E RICERCA

MODIFICHE STATUTARIE, REGOLAMENTI E NORME TRANSITORIE

CAPITOLO XX

PROCEDURE PER LO SCIOGLIMENTO

Articolo 53

Lo scioglimento della Federazione Innovazione e Ricerca può essere pronunciato solamente dal proprio Congresso nazionale a maggioranza di 3/4 dei voti rappresentati.

In caso di scioglimento, il Congresso nazionale delibera la destinazione e l'impiego del patrimonio della Federazione stessa.

In ogni caso vi è l’obbligo di devolvere il patrimonio dell’ente, in caso di suo scioglimento per qualunque causa, ad altra associazione con finalità analoghe o ai fini di pubblica utilità e salvo diversa destinazione imposta dalla legge.

CAPITOLO XXI

PROCEDURE PER LE MODIFICHE STATUTARIE

Articolo 54

Le modifiche al presente Statuto possono essere proposte in occasione del Congresso nazionale:

a. dal Congresso su richiesta scritta del 50% più uno dei delegati;

b. dal Consiglio generale a maggioranza di 2/3;

c. dai Consigli regionali-interregionali su deliberazione dei propri organi direttivi prese a maggioranza di 2/3 dei loro componenti.

Il Consiglio generale, nella riunione in cui procede alla convocazione del Congresso, nomina una Commissione consiliare delegata con l'incarico di esaminare e coordinare le proposte di modifica predisposte dagli organi di cui al comma 1.

Le proposte di modifica devono essere inviate alla Commissione entro 3 mesi dalla data di effettuazione del Congresso.

La Commissione, raccolte le proposte di modifica, le porta a conoscenza di tutte le strutture dell'Organizzazione entro 2 mesi dall'effettuazione del Congresso.

Tenuto conto delle osservazioni e dei giudizi provenienti dalle strutture, il Consiglio generale - convocato almeno 15 giorni prima della effettuazione del Congresso - proporrà al Congresso le modifiche che avranno ricevuto la maggioranza dei 2/3; su quelle che riceveranno soltanto la maggioranza semplice, il Consiglio generale porterà il proprio parere al Congresso.

Il Congresso nazionale si pronuncia sulle proposte di modifica a maggioranza dei 2/3 dei votanti.

Gli adeguamenti allo Statuto Confederale e al Regolamento di attuazione devono essere assunti alla prima sessione del Consiglio generale da convocare dopo la celebrazione del Congresso confederale.

Non è ammessa altra procedura di modifica.

CAPITOLO XXII

REGOLAMENTO DI ATTUAZIONE

Articolo 55

La Federazione Innovazione e Ricerca si dota di un Regolamento di attuazione del presente Statuto.

Articolo 56

Il Regolamento di attuazione dello Statuto deve essere deliberato dal Consiglio generale con le stesse procedure delle modifiche statuto dal Consiglio stesso esclusivamente in base alla seguente procedura. Il Consiglio generale deve essere regolarmente convocato con uno specifico punto all'ordine del giorno, con un preavviso di almeno 15 giorni e con allegate alla convocazione le proposte di modifica del Regolamento.

Le decisioni di modifica vanno assunte con il voto favorevole dei due terzi degli aventi diritto al voto.

CAPITOLO XXIII

ADEGUAMENTI STATUTARI E NORME TRANSITORIE

Articolo 57

I Consigli regionali-interregionali e le SAS dovranno attenersi alle norme contenute nel presente Statuto e Regolamento di attuazione.

Le norme contrastanti sono nulle. La competenza a dichiarare la nullità è del Collegio dei Probiviri.

Articolo 58

Le elezioni, avvenute in sede congressuale del Collegio dei Sindaci e del Collegio dei Probiviri, sulla base delle norme in vigore al momento delle elezioni, anche se difformi da quelle stabilite nel presente Statuto in conseguenza delle modifiche apportate dal Congresso, rimangono valide sino al prossimo Congresso.

Articolo 59

Al fine di assicurare negli organi statutari la rappresentanza di iscritti che nel corso del quadriennio 2005-2009 confluiranno con le loro strutture lavorative nella FIR, il Consiglio generale su proposta della Segreteria, con il voto qualificato dei 2/3, provvederà alle opportune adeguate cooptazioni negli organi ai vari livelli.

Articolo 60

Per quanto non previsto dal presente Statuto valgono le norme dello Statuto confederale.

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Regolamento di Attuazione

REGOLAMENTO DI ATTUAZIONE

PARTE I

NORME DI COMPORTAMENTO RELATIVE AGLI ISCRITTI ED AI DIRIGENTI

CAPITOLO I

ISCRIZIONE E TESSERAMENTO

Articolo 1

La domanda di iscrizione alla Federazione Innovazione e Ricerca deve essere sottoscritta dall'interessato ed indirizzata alla Segreteria nazionale.

Qualora fossero noti orientamenti o comportamenti dell'aspirante socio che contrastano con le finalità e le regole contenute nello Statuto, la Sezione Aziendale Sindacale (SAS) può respingere la domanda di iscrizione dandone comunicazione all'interessato.

Contro la delibera di non accettazione della domanda l'aspirante socio, entro 15 giorni dalla relativa comunicazione, può ricorrere alla Segreteria nazionale della Federazione Innovazione e Ricerca che decide in via definitiva entro 20 giorni dalla ricezione del ricorso.

Articolo 2

L'iscrizione alla Federazione Innovazione e Ricerca va presentata alla SAS della struttura lavorativa di appartenenza e nel territorio in cui si svolge la propria attività lavorativa.

Articolo 3

L'iscrizione alla Federazione Innovazione e Ricerca decorre, a tutti gli effetti, dalla data di presentazione della domanda e dal versamento dei relativi contributi. Per le iscrizioni decorrenti prima del 1 ottobre di ciascun anno, all'iscritto va consegnata la tessera dell'anno in corso contestualmente all'avvenuta iscrizione.

All'inizio di ciascun anno e comunque entro il 30 aprile per gli iscritti in essere al 31 dicembre e che non siano cessati alla data della distribuzione delle tessere va consegnata la tessera per l'anno in corso.

Articolo 4

I soci espulsi dall'Organizzazione devono, per essere riammessi, inoltrare domanda di iscrizione al Consiglio direttivo della SAS di appartenenza ed in carenza di questo al Consiglio regionale-interegionale.

La richiesta di iscrizione è accettata quando sia votata dai 2/3 dei componenti il Consiglio medesimo e sia ratificata, anche a maggioranza semplice, dal Consiglio regionale-interegionale della corrispondente Struttura sindacale aziendale.

I soci espulsi dall'Organizzazione, che ricoprivano incarichi dirigenziali, dovranno inoltrare la domanda di iscrizione al Consiglio generale della Federazione Innovazione e Ricerca. La ratifica della struttura (regionale-interegionale e aziendale) avverrà nell'organismo direttivo in cui era espletata la funzione di dirigente.

CAPITOLO II

LE INCOMPATIBILITA' FUNZIONALI

Articolo 5

Al fine di dare piena attuazione ai principi contenuti nell’articolo 2 dello Statuto, prevenire ed evitare situazioni di sovrapposizione di ruoli e funzioni ovvero di concreta incompatibilità, sono stabilite le seguenti “incompatibilità funzionali”:

a. incarichi di governo, giunta regionale, provinciale, associazioni di comuni e consorzio intercomunale, comunali, circoscrizionali, di quartieri e simili comunque denominati;

b. candidature alle assemblee legislative nazionali, regionali, provinciali, associazioni di comuni e consorzio intercomunale, comunali; per i livelli istituzionali sub comunali i vincoli di incompatibilità con le cariche sindacali sono definiti nel Regolamento di attuazione dello Statuto confederale;

c. incarichi esecutivi e direttivi nazionali, regionali, provinciali, associazioni di comuni e consorzio intercomunale, comunali, circoscrizionali, sezionali e simili comunque denominate in partiti, movimenti e formazioni politiche, associazioni che svolgono attività interferenti con quella sindacale.

E' incompatibile con qualsiasi altro incarico di Segreteria ai vari livelli della Federazione Innovazione e Ricerca quello di componente della Segreteria nazionale.

Sono incompatibili con incarichi di componente di Segreteria regionale-interegionale quelli di componente delle Segreterie SAS.

Articolo 6

Ai fini dell'applicazione del presente Regolamento e, in particolare, delle norme sulla incompatibilità di cui al successivo articolo 7 vengono di seguito definite le associazioni collaterali alla FIR CISL.

Sono associazioni collaterali alla FIR CISL le associazioni le cui quote associative sono in maggioranza di proprietà della FIR CISL e le associazioni formalmente promosse dalla FIR CISL nella fase costituente anche unitamente ad altre organizzazioni e/o associazioni, pur se destinate ad associare liberamente singoli aderenti nello sviluppo della normale vita associativa.

Sono equiparate agli effetti dell'applicazione del presente Regolamento le associazioni costituite assieme alle altre Organizzazioni sindacali confederali e/o in forma paritetica con le associazioni dei datori di lavoro per la gestione dei contenuti di specifici accordi sindacali che li prevedano.

Sono società collaterali alla CISL le società di capitale le cui quote di proprietà siano in maggioranza di proprietà della CISL, delle Federazioni di categoria, delle Usr, o delle Ust, finalizzate alla gestione delle proprietà immobiliari dell'Organizzazione, di servizi o di altre funzioni connesse ai fini primari dell'Organizzazione.

Sono società collaterali alla CISL le cooperative costituite ad iniziativa dell'Organizzazione o del Cenasca, ed in ogni caso aderenti al Cenasca, ed i cui soci siano a  maggioranza dei 4/5 dirigenti dell'Organizzazione, costituite per i fini di cui al precedente comma.

Articolo 7

Sono incompatibili:

-gli incarichi di Segretario generale e Segretario generale aggiunto con gli incarichi in organismi esecutivi o direttivi (consigli di amministrazione, comitati di controllo, ecc.) di enti, associazioni o società, anche se collaterali alla CISL, e di enti o società pubbliche dove sia previsto per legge la presenza di una rappresentanza sindacale, esclusi quelli di origine contrattuale di cui al precedente articolo 6 comma 3, limitatamente ai Segretari responsabili delle strutture territoriali di categoria;

- gli incarichi di componente di Segreteria con gli incarichi di legale rappresentante titolare o con eventuale funzione supplente (presidente, vicepresidente, amministratore delegato ecc.) di enti, associazioni o società, anche se collaterali alla CISL, o di enti o società pubbliche dove sia prevista per legge la presenza di una rappresentanza sindacale, esclusi quelli di origine contrattuale di cui al precedente articolo 6, comma 3.

Nel caso di associazioni collaterali alla CISL, la norma di cui al precedente comma può non applicarsi per il periodo di due anni a decorrere dalla costituzione della associazione.

Sono inoltre incompatibili:

- gli incarichi di Segreteria a tutti i livelli con incarichi manageriali o di componente dei consigli di amministrazione comunque denominati o dei collegi dei sindaci di enti, società o associazioni, comprese le società cooperative, non collaterali alla CISL, che svolgano attività economiche avendo alle proprie dipendenze lavoratori o soci lavoratori o collaboratori comunque denominati. A tale norma è possibile derogare nei casi in cui il dirigente sindacale rivesta la qualità di socio assegnatario in una cooperativa di abitazione.

Articolo 8

L'identificazione delle Associazioni che si pongano in conflitto con quelle istituzionali proprie della CISL viene attribuita al giudizio politico del Consiglio generale confederale che indicherà, a maggioranza dei 2/3 dei votanti, i casi di incompatibilità in materia.

Spetta alla Segreteria confederale, in presenza di specifico e motivato ricorso da inviare alla stessa, sottoporre alla decisione del Consiglio generale confederale il giudizio di incompatibilità con Associazioni che svolgono attività interferenti con quella sindacale.

Articolo 9

Chi viene eletto a cariche sindacali tra loro incompatibili deve optare per una sola carica con dichiarazione scritta da farsi entro 15 giorni dall'elezione alla carica successiva, pena la decadenza da quest'ultima.

Chi viene eletto a cariche di partito incompatibili con la carica sindacale di cui alla lettera c del comma 1 dell'articolo 17 dello Statuto deve optare per una sola carica con dichiarazione scritta da farsi entro 15 giorni dall'elezione, pena la decadenza dalla carica sindacale.

Il candidato alle assemblee e consigli di cui alla lettera b del comma 1 del medesimo articolo 17 decade dalle cariche sindacali eventualmente ricoperte.

I dirigenti che abbiano assunto incarichi senza l'autorizzazione di cui al comma 2 dell'articolo 17 decadono dalle cariche sindacali.

I soci dimissionari o decaduti da cariche sindacali ai sensi del citato articolo 17 dello Statuto possono essere rieletti a cariche sindacali alla scadenza dei periodi di tempo appresso indicati:

a.  dopo 1 anno dalla candidatura o dalla cessazione del mandato se questo è stato esercitato

ad un livello non superiore a quello comprensoriale o provinciale;

b. dopo 2 anni dalla candidatura o dalla cessazione del mandato se questo è stato esercitato a livello regionale-interegionale;

c. dopo 3 anni dalla candidatura o dalla cessazione del mandato se questo è stato esercitato ad un livello superiore al regionale-interegionale.

Il socio che, ai sensi della vigente disciplina contrattuale di comparto ha in sede di contrattazione integrativa nazionale di Ente ricoperto con atto formale il ruolo di controparte in qualità di componente – anche supplente – della Delegazione di parte pubblica, può essere eletto a cariche statutarie della Federazione Innovazione e Ricerca non prima di 2 anni dalla cessazione della funzione.

Articolo 10

Il raggiungimento del 65° anno di età rappresenta causa di cessazione della carica di componente di Segreteria a qualsiasi livello.

I componenti di Segreteria possono mantenere la carica sino al 65° anno di età, a condizione che non siano titolari di pensione e indipendentemente dall’erogazione effettiva della stessa a seguito di rapporti di collaborazione o di lavoro subordinato attivati dall’interessato.

In caso di avviamento di processi di scorporo, fusione o accorpamento della categoria, il Segretario generale può mantenere la carica fino al sessantesettesimo (67°) anno di età.

Le decadenze, nei casi contemplati nell'articolo 16 dello Statuto e nell'articolo 9 del presente Regolamento operano automaticamente e l'iniziativa per la sostituzione dei dirigenti decaduti va assunta dalle Segreterie competenti per territorio che provvedono entro il termine di 30 giorni dall’accertamento della decadenza.

A tal fine le Segreterie competenti comunicano tempestivamente all’interessato l’avvenuta decadenza, diffidandolo dal compiere atti in nome e per conto della Federazione Innovazione e Ricerca.

Spetta alla Segreteria nazionale il controllo circa il corretto adempimento di quanto stabilito nei commi precedenti, nonché il potere di sostituirsi temporaneamente alle Segreterie (regionali-interregenali e aziendali) inadempienti, negligenti o tardive, sino a completa ricostituzione dell’organo decaduto, da regolarizzare entro 60 giorni dall’avvenuta decadenza

Le decadenze, nei casi contemplati nell'articolo 16 dello Statuto e nell'articolo 9 del presente Regolamento operano automaticamente e l'iniziativa per la sostituzione dei dirigenti decaduti va assunta dalle Segreterie competenti per territorio che provvedono entro il termine di 30 giorni dall’accertamento della decadenza.

Art. 11

Ai fini dell’applicazione dell’art. 16 co.1 dello Statuto in riferimento al periodo massimo entro cui è possibile ricoprire la medesima carica, specificatamente di Segretario Generale, Segretario Generale Aggiunto e componente di Segreteria, nell’ambito di una stessa struttura dell’organizzazione, è di tre mandati (12 anni).

Nei processi di scorporo, fusione o accorpamento, il periodo del mandato ricoperto al verificarsi di uno dei predetti processi non concorre a determinare il periodo massimo di cui al comma 1.

Gli effetti di cui sopra operano nei confronti del medesimo dirigente esclusivamente per la fase di scorporo, fusione o accorpamento.

Gli effetti di tale deroga cesseranno alla scadenza del mandato del XVII congresso confederale - III congresso FIR.

CAPITOLO III

LE DESIGNAZIONI DEI RAPPRESENTANTI DELLA

FEDERAZIONE INNOVAZIONE E RICERCA

Articolo 12

Il Comitato esecutivo nazionale è competente a designare la rappresentanza sindacale dell’organizzazione in Enti, associazioni e/o società interne ed esterne all’organizzazione, avuta presente la compatibilità con l’art. 7 e l’esigenza di assicurare:

a. la piena autonomia del Sindacato;

b. il più alto grado di competenza e professionalità;

c. la massima funzionalità degli Organi sindacali.

Articolo 13

Coloro che sono investiti di rappresentanza sindacale relazionano periodicamente alle Segreterie competenti in ordine alla natura dell'attività svolta; segnalano tempestivamente i problemi interessanti l'organizzazione sindacale.

Le Segreterie relazionano al Comitato esecutivo.

Il mancato adempimento di tali impegni viene segnalato dalla Segreteria al Comitato esecutivo, anche ai fini dell'eventuale revoca del mandato.

Articolo 14

Le questioni attinenti ai gettoni di presenza e rimborsi o altri emolumenti derivanti da incarichi ricoperti su designazione sindacale vengono disciplinate da apposite norme fissate dal Comitato esecutivo in attuazione di quelle stabilite dal Comitato esecutivo confederale.

PARTE II

NORME GENERALI SUL FUNZIONAMENTO DEGLI ORGANI DIRIGENTI

CAPITOLO IV

VALIDITA' DELLE SEDUTE E VOTAZIONI

Articolo 15

Per la validità delle sedute e delle deliberazioni degli Organi è necessario che all'inizio dei lavori e al momento della votazione siano presenti la metà più uno dei componenti.

Articolo 16

Le votazioni negli Organi avvengono per alzata di mano oppure, su richiesta scritta di almeno il 5% dei componenti, per appello nominale. Le votazioni per le elezioni alle cariche avvengono a scrutinio segreto.

Articolo 17

Nelle votazioni non congressuali per le elezioni delle cariche (segreterie, esecutivi, ecc.) o per la designazione di rappresentanti (componenti di diritto, incarichi in commissioni, ecc.) ogni elettore può esprimere al massimo tanti voti quanti sono gli eleggendi. Tutti gli iscritti sono eleggibili, salvo i limiti previsti dallo Statuto e relativo Regolamento senza presentazione di formali candidature.

Il Segretario generale e i componenti l'organo che esercita l'elettorato passivo possono fare proposte sulla composizione degli organi da eleggere.

La composizione delle Segreterie delle strutture sarà la seguente:

- Federazioni regionali-interregionali fino ad un massimo di n. 5 componenti per quelle con oltre 30 mila iscritti e fino ad un massimo di 3 per tutte le altre;

- Federazione nazionale fino ad un massimo di n. 5 componenti.

Le elezioni avvengono di norma su scheda bianca. Per le elezioni del Comitato esecutivo od organismi similari, con il voto favorevole di 2/3 dei votanti, si può procedere ad una semplificazione procedurale indicando sulla scheda elettorale la proposta del Segretario generale in carica, fermo restando la possibilità di aggiungere o sostituire i nomi indicati da parte degli elettori.

Articolo 18

Nelle elezioni vengono proclamati eletti i candidati che riportano il maggior numero di voti.

A parità di voti viene proclamato eletto il più anziano di iscrizione alla Federazione Innovazione e Ricerca, a parità di iscrizione, il più anziano di età.

CAPITOLO V

DIMISSIONE DEGLI ORGANI

Articolo 19

Le dimissioni dagli organi di Segreteria non derivanti dall'applicazione di norme di incompatibilità o decadenza statutarie o regolamentari, vanno presentate per iscritto e vanno discusse dall'organismo che ha eletto il dimissionario convocato a tal scopo entro 30 giorni dalle dimissioni e possono essere accettate o respinte. Sino a tale data esse non sono esecutive.

Le dimissioni del Segretario generale comportano le dimissioni della Segreteria.

CAPITOLO VI

MODALITA' DI SVOLGIMENTO DELLE RIUNIONI

Articolo 20

La durata degli interventi è limitata solo su specifica decisione degli organismi assunta di volta in volta e su ogni singolo argomento all’ordine del giorno. Per l'illustrazione delle mozioni d'ordine e delle pregiudiziali sono ammessi soltanto un intervento a favore e uno contro. Per questi interventi e per le dichiarazioni di voto sono concessi 5 minuti. La Segreteria ha facoltà di far intervenire, alle riunioni degli organi, dirigenti di strutture che non ne siano componenti, nonché operatori della Federazione Innovazione e Ricerca, confederali o esperti per le particolari materie in discussione.

I singoli membri degli organi hanno facoltà di promuovere o di depositare in forma scritta alla Presidenza emendamenti ai documenti conclusivi.

Articolo 21

Le assenze dalle riunioni degli Organi devono essere giustificate per iscritto. Le assenze ingiustificate saranno portate a conoscenza dell'Organizzazione.

I componenti degli Organi sono tenuti ad essere presenti durante tutta la sessione, provvedendo, nel caso di giustificato impedimento, a comunicarlo per iscritto alla Presidenza.

I componenti degli Organi che per due riunioni consecutive risultino assenti ingiustificati decadono dalla carica.

CAPITOLO VII

COLLEGIO DEI PROBIVIRI

Articolo 22

I ricorsi al Collegio dei probiviri di prima istanza devono pervenire al Collegio stesso entro il termine perentorio di 60 giorni dall'evento in contestazione e debbono essere definiti entro il termine perentorio di 90 giorni dalla presentazione.

I limiti di cui sopra, ai fini della decadenza dei termini (60 giorni), non valgono per violazioni in atto al momento del ricorso.

I ricorsi relativi alla gestione delle risorse e del patrimonio della Federazione Innovazione e Ricerca devono pervenire entro 30 giorni dalla rilevazione dell'evento.

Il termine di giorni 15 fissato dall’art. 8 dello Statuto per la ratifica di legittimità dei provvedimenti relativi alle gestioni commissariali, decorre dalla data di ricezione degli atti al Collegio.

Il ricorso al Collegio confederale dei probiviri deve pervenire al Collegio stesso entro il termine perentorio di 60 giorni dall'evento o dalla comunicazione della pronuncia del Collegio probivirale di prima istanza, fatta eccezione per quanto previsto dal comma precedente e deve essere definito entro il termine perentorio di 180 giorni dalla data di pervenimento degli atti al Collegio.

La presentazione del ricorso avviene a cura del ricorrente mediante raccomandata A/R oppure deposito dell’atto presso gli uffici del collegio competente. L’Ufficio rilascia al ricorrente la ricevuta dell’atto indicando la data di presentazione del ricorso.

Ai ricorsi che hanno per oggetto i provvedimenti cautelari ed urgenti si applica la procedura dell’art. 13 dello statuto confederale.

A tutte le parti va inoltre notificata a mezzo raccomandata con avviso di ricevimento a cura del ricorrente, ed a pena di improcedibilità, copia del ricorso avanti ai Collegi.

L’improcedibilità viene rilevata dal Collegio mediante ordinanza emessa nella prima seduta utile ed è notificata al ricorrente per l’integrazione del contraddittorio. L’ordinanza individua i controinteressati a cui il ricorso deve essere notificato e sospende i termini previsti per la pronuncia della decisione. Il ricorrente ha l’obbligo di integrare il contraddittorio entro 10 giorni dalla notifica dell’ordinanza, decorsi inutilmente i quali il collegio emette ordinanza di archiviazione dichiarando l’estinzione del procedimento.

Articolo 23

Ai fini del calcolo dei termini perentori di cui all'articolo 22 del Regolamento, sono da ritenersi validi i ricorsi presentati agli uffici postali entro il termine perentorio di 60 giorni dall'evento o dalla comunicazione della pronuncia, purchè la data di spedizione della raccomandata con ricevuta di ritorno risulti dalla ricevuta postale.

Articolo 24

Le vertenze elettorali, relative alle elezioni degli Organi sono di competenza del Collegio dei probiviri di prima istanza. Il Collegio confederale dei probiviri decide in seconda ed ultima istanza gli eventuali ricorsi contro la pronuncia del Collegio di prima istanza.

Le vertenze, riguardanti elezioni per delegati ai Congressi di qualunque livello, sono portate direttamente all'esame della Commissione verifica poteri dell'istanza congressuale di grado superiore.

Articolo 25

La convocazione del Collegio dei Probiviri è effettuata dal Presidente di sua iniziativa o su richiesta di 2 componenti. Per la validità delle riunioni è necessaria la presenza di almeno 3 componenti.

Articolo 26

Per il funzionamento dell’organo si fa riferimento alle “Norme generali del procedimento” dinanzi ai Collegi dei Probiviri della Confederazione.

CAPITOLO VIII

COMMISSARIAMENTO

Articolo 27

Il Commissario di cui all'articolo 43 dello Statuto deve provvedere al suo mandato e a promuovere i provvedimenti per la ricostituzione degli Organi democratici, entro il termine fissato dal Comitato esecutivo, che non può comunque superare un anno.

Quando non siano venute meno le cause o non sia stato possibile provvedere alla ricostituzione degli Organi, il Commissario può chiedere una proroga del mandato, che non potrà comunque protrarsi oltre 6 mesi.

Articolo 28

Il termine di 15 giorni di cui all’art. 43 dello Statuto, decorre dalla data di emissione del provvedimento relativo alla gestione commissariale.

Articolo 29

Il Commissario previsto dall’art. 43 dello Statuto compie, durante il proprio mandato, tutti gli atti necessari al funzionamento della struttura, fatta eccezione degli atti di disposizione patrimoniale.

Il Collegio confederale dei probiviri provvede alla ratifica di legittimità entro 15 giorni dalla ricezione degli atti dispositivi del commissariamento.

Con il medesimo atto, il Collegio confederale dei probiviri è competente a pronunciarsi circa la mera legittimità degli atti di scioglimento di organi.

PARTE III

NORME SUGLI ORGANI DELLA FEDERAZIONE INNOVAZIONE E RICERCA

CAPITOLO IX

IL CONGRESSO

Articolo 30

Il Consiglio generale, contestualmente alla indicazione di convocazione del Congresso nazionale, delibera ed emana i regolamenti per la elezione dei delegati ai Congressi regionali-interregionali e nazionale.

Approva lo schema di Regolamento del Congresso nazionale, fissando una percentuale minima di candidate da inserire nelle liste con l’obiettivo di concretizzare una equilibrata presenza organizzativa di entrambi i sessi.

I regolamenti congressuali per le strutture regionali-interregionali e delle Sezioni Aziendali Sindacali fisseranno una percentuale minima di candidate da inserire nelle liste, anche tenendo conto della presenza femminile nelle rispettive realtà.

CAPITOLO X

IL CONSIGLIO GENERALE

Articolo 31

Il Consiglio generale della Federazione Innovazione e Ricerca è costituito:

a. da n. 29 rappresentanti delle regioni e province a Statuto autonomo. I rappresentanti regionali-interregionali nel Consiglio generale sono ripartiti con un quoziente ottenuto dividendo per 29 la media del numero complessivo di iscritti alla Federazione Innovazione e Ricerca nel quadriennio precedente l'anno di effettuazione del Congresso

b. da n. 36 membri eletti dal Congresso; possono essere eletti tutti i soci della Federazione Innovazione e Ricerca tranne coloro che sono già componenti del Consiglio generale a norma della lettera a. del presente articolo;

c. dai responsabili, se non già membri del consiglio stesso ad altro titolo, dei dipartimenti eletti dal consiglio generale nonché, con il solo diritto di parola, dai responsabili dei coordinamenti nazionali di ente plurisede.

In ogni caso, l’attuazione di quanto previsto ai punti precedenti, deve comunque garantire la presenza nel Consiglio generale di un rappresentante per ogni regione ove è costituita la Federazione regionale-interegionale, nella persona del dirigente sindacale responsabile comunque denominato;

I rappresentanti ed i responsabili di cui alle lettera a. sono eletti dai rispettivi Consigli regionali-interregionali e generale che possono revocarli e sostituirli durante la vigenza del mandato.

Per quanto riguarda il punto b) va garantita una presenza di entrambi i sessi che tenga conto della presenza delle donne nelle rispettive realtà, in attuazione dell'articolo 30 del presente Regolamento.

In caso di vacanza tra i membri del Consiglio generale eletti dal Congresso di cui alla lettera b, questa sarà ricoperta da colui che in sede di Congresso ha riportato in graduatoria il maggior numero di voti dopo l'ultimo eletto.

I rappresentanti di cui alla lettera c) sono eletti a maggioranza qualificata dei 2/3, su proposta della Segreteria nazionale, dal Consiglio generale nella prima sessione successiva al Congresso e non sono eleggibili a cariche esecutive.

Il Consiglio generale, su proposta della Segreteria nazionale, può cooptare rappresentanti di nuove e/o altre realtà e, nell'ambito del limite massimo del 5% della propria consistenza numerica, anche esperti o personalità scientifiche che non ricadano nel comma 1 dell'articolo 1 e che non abbiano i requisiti di cui all'articolo 3 dello Statuto.

Articolo 32

Qualora un membro di diritto del Consiglio generale di cui alle lettere a e b dell'articolo 31 del presente Regolamento venga eletto componente della Segreteria nazionale ed opti per quest'ultima carica, resterà membro del Consiglio generale stesso anche nel caso in cui cessi per qualsiasi motivo dalla carica di Segretario nazionale.

I membri di diritto del Consiglio generale, se eletti in Segreteria nazionale, vengono sostituiti dalla struttura che li ha espressi.

Articolo 33

Il Consiglio generale è convocato in prima sessione per la elezione delle cariche, di regola, il giorno seguente alla chiusura del Congresso e, comunque, entro 20 giorni da tale chiusura a cura dell'Ufficio di Presidenza del Congresso stesso.

Il membro più anziano di età dell'Ufficio di Presidenza del Congresso presiede il Consiglio generale sino all'elezione della Segreteria. In caso di prosecuzione dei lavori la Segreteria propone l'elezione della Presidenza.

Articolo 34

La convocazione ordinaria del Consiglio generale prevista dall'articolo 26 dello Statuto, e la conseguente indicazione dell'ordine del giorno, deve essere effettuata almeno 15 giorni prima della data fissata, salvo che la convocazione stessa contenga esplicita motivazione di urgenza.

La Segreteria nazionale invia di norma almeno 10 giorni prima della data fissata eventuali relazioni e documentazioni sugli argomenti all'ordine del giorno.

La convocazione straordinaria prevista dal comma 2 del citato articolo 27 dello Statuto è effettuata dalla Segreteria nazionale che è tenuta a provvedervi entro un mese dalla data della richiesta.

Articolo 35

In apertura dei lavori di ogni sessione si elegge la Presidenza su proposta della Segreteria nazionale. I servizi di segreteria sono forniti dagli uffici nazionali.

Articolo 36

La Segreteria nazionale può nel corso dei lavori del Consiglio generale svolgere comunicazioni concernenti l'attività dell'Organizzazione. Su tali comunicazioni si possono chiedere chiarimenti.

Qualora un componente del Consiglio chieda di discutere un argomento, oggetto delle comunicazioni, tale richiesta deve essere sottoposta all'approvazione del Consiglio generale.

La Segreteria nazionale ha facoltà in questo caso di far discutere tale argomento esaurito l'ordine del giorno della sessione in corso o di iscriverlo all'ordine del giorno della sessione successiva.

Articolo 37

La proposta di deliberare la sfiducia agli Organi esecutivi eletti dal Consiglio generale deve essere presentata da almeno 1/3 dei componenti che richiede la convocazione straordinaria del Consiglio Generale a norma dell’art. 27 dello Statuto. Alla convocazione provvederà il Segretario Generale improrogabilmente entro 30 giorni dal pervenimento della richiesta, pena la decadenza dalla carica sindacale. Decorso inutilmente il termine di cui sopra, alla convocazione stessa provvede il Segretario generale della struttura di livello superiore entro e non oltre il termine tassativo di 15 giorni.

La decisione sulla sfiducia va assunta nella prima sessione successiva del Consiglio generale da effettuarsi entro 30 giorni da quella in cui è avanzata la richiesta.

Articolo 38

Il Consiglio generale si può articolare in Commissioni per materie specifiche e gruppi di materie, con funzioni istruttorie e di preparazione di proposte per le decisioni del Consiglio generale.

Su proposta della Segreteria nazionale, il Consiglio generale nomina al suo interno, le Commissioni in cui si articola il Consiglio generale, prevedendo anche deleghe in base alle quali, di volta in volta, le Commissioni possano esercitare funzioni deliberanti.

I membri delle Commissioni sono nominati dal Consiglio generale su proposta della Segreteria nazionale.

Su proposta della Segreteria nazionale le Commissioni possono essere integrate con la partecipazione consultiva di dirigenti o esperti sulle materie in esame.

Le Commissioni sono convocate dalla Segreteria nazionale.

Per la Presidenza e le modalità di lavoro valgono le stesse norme che regolano l'attività del Consiglio generale.

Articolo 39

Sulle materie di propria competenza per le quali il Consiglio generale ha delegato alle Commissioni potestà decisionali, le stesse Commissioni adottano decisioni a maggioranza assoluta. A richiesta di 1/3 dei componenti delle Commissioni la decisione da assumere deve essere rimessa al Consiglio generale.

Articolo 40

Il Consiglio generale, in caso di impedimento definitivo dei membri del Collegio dei probiviri e del Collegio dei Sindaci, provvede alla ricostituzione del "plenum" di tali Organi in sostituzione dei membri vacanti.

CAPITOLO XI

IL COMITATO ESECUTIVO

Articolo 41

Il Comitato esecutivo è composto:

a. da n. 15 componenti eletti dal Consiglio generale nel proprio seno;

b. dai componenti la Segreteria nazionale;

c. dalla responsabile del Coordinamento femminile;

d. dai responsabili nazionali dei dipartimenti e, con il solo diritto di parola, dai responsabili dei coordinamenti nazionali di ente.

Con deliberazione del Consiglio generale la composizione dei membri di cui al comma a) viene opportunamente articolata per assicurare la massima presenza dei Segretari regionali-interregionali.

Articolo 42

La convocazione del Comitato esecutivo e la conseguente indicazione dell'ordine del giorno vengono effettuate dalla Segreteria nazionale almeno 8 giorni prima della data fissata per la riunione, salvo che la convocazione stessa non contenga esplicita motivazione di urgenza.

La richiesta di convocazione dell'Esecutivo da parte del terzo dei componenti deve essere motivata e deve indicare gli argomenti da porre all'ordine del giorno. La Segreteria nazionale è tenuta a provvedere alla convocazione nei 15 giorni successivi alla richiesta.

La Segreteria nazionale trasmette di regola ai singoli componenti del Comitato gli eventuali schemi illustrativi degli argomenti all'ordine del giorno almeno 7 giorni prima della riunione, salvo il caso di convocazione d'urgenza.

La Segreteria nazionale è competente a predisporre l'adeguata istruttoria, contestazione ed acquisizione delle controdeduzioni relative allo scioglimento di tutti gli Organi e la nomina di un Commissario di cui al comma1 dell'articolo 43 dello Statuto.

Articolo 43

Il Comitato esecutivo è presieduto dal Segretario generale o, in caso di sua assenza, dal Segretario generale aggiunto. In caso di assenza anche di questi, è presieduto da uno dei componenti la Segreteria nazionale, delegato a ciò dal Segretario generale.

CAPITOLO XII

IL COLLEGIO DEI PROBIVIRI

Articolo 44

La convocazione del Collegio è effettuata dal Presidente di sua iniziativa o su richiesta di 2 componenti. Per la validità delle riunioni è necessaria la presenza di almeno 3 componenti.

Il Collegio ha facoltà di regolamentare con norme interne le forme e le procedure della propria attività.

Articolo 45

Il potere di iniziativa per le sanzioni disciplinari di cui all’ultimo comma dell’articolo 11 dello Statuto spetta a tutti i soci e alle strutture della CISL. La denuncia relativa va presentata entro il termine perentorio di 60 giorni al Collegio Confederale dei Probiviri. Essa va inoltre notificata a tutte le parti a cura del ricorrente e a pena di improcedibilità, a mezzo lettera raccomandata con avviso di ricevimento.

CAPITOLO XIII

LA SEGRETERIA NAZIONALE

Articolo 46

La Segreteria nazionale è composta:

- dal Segretario generale;

- dal Segretario generale aggiunto, se eletto;

- da Segretari nel numero massimo di 3 ovvero 4 nel caso non venga eletto il segretario generale aggiunto. In prima attuazione per il quadriennio 2005-2009, la Segreteria nazionale può essere composta complessivamente da n. 7 componenti, previa deliberazione a maggioranza qualificata dei 2/3 del Consiglio generale.

La Segreteria nazionale è convocata, di norma, ogni 15 giorni. La convocazione della Segreteria viene effettuata dal Segretario generale, che può provvedere, in presenza di problemi di particolare necessità, a convocazione d'urgenza anche verbale.

La Segreteria regolamenta con norme interne la propria articolazione e divisione di compiti e di attività al fine di realizzare la maggiore funzionalità dell'organismo.

Le riunioni di Segreteria sono verbalizzate da un collaboratore della Segreteria con le proposte o le decisioni assunte dalla stessa.

Per l'espletamento della sua attività la Segreteria si avvale della collaborazione dei Responsabili dei coordinamenti e/o dei dipartimenti nazionali; questi ultimi partecipano alle riunioni di segreteria nazionale con diritto di voto nelle materie di specifica competenza.

PARTE IV

LE ARTICOLAZIONI TERRITORIALI

CAPITOLO XIV

LE STRUTTURE REGIONALI-INTERREGIONALI

Articolo 47

Il Consiglio regionale-interegionale è composto:

dai membri eletti dal Congresso regionale-interegionale nel numero di seguito indicato:

- 7 membri da 101 e fino a 200 iscritti;

- 8 membri fino a 300 iscritti;

- 10 membri fino a 400 iscritti;

- 12 membri fino a 500 iscritti;

- 13 membri oltre 500 iscritti;

- 15 membri oltre 1000 iscritti;

- 17 membri oltre 2000 iscritti.

Sino a 100 iscritti la struttura regionale-interegionale è costituita da un direttivo composto da 3 membri retto da un segretario.

Articolo 48

Il Consiglio regionale-interegionale elegge tra i propri membri:

a. il Segretario generale regionale-interegionale;

b. Segretari regionali-interregionali in numero non superiore a due.

I membri della Segreteria sono eletti dal Consiglio regionale-interegionale nel proprio seno con successive separate votazioni.

Il Consiglio regionale-interegionale può cooptare rappresentanti di nuove realtà in analogia al comma 1 dell'articolo 19 dello Statuto.

Articolo 49

La Segreteria regionale-interegionale regge il Sindacato regionale-interegionale e sovrintende al suo andamento organizzativo e amministrativo.

Il Segretario generale regionale-interegionale rappresenta la Federazione nella Regione.

Mantiene i necessari contatti con la Federazione nazionale e con gli altri organismi sindacali della Regione.

Mantiene informata la Segreteria nazionale sulla situazione sindacale ed organizzativa locale prospettando, dopo l'esame collegiale della Segreteria regionale-interegionale tutte le istanze, i problemi e le notizie sindacali che rivestono particolare interesse.

CAPITOLO XV

LE SEZIONI AZIENDALI SINDACALI

Articolo 50

Sono organi della SAS:

a. l'assemblea precongressuale degli iscritti;

b. il Consiglio direttivo;

c. la Segreteria.

Gli organi della SAS devono rispondere ad esigenze funzionali e di regola seguono il percorso congressuale.

Articolo 51

Le SAS sono strutture del Sindacato regionale-interegionale e, in accordo con lo stesso, attuano all'interno del posto di lavoro i compiti previsti dall'articolo 2 dello Statuto.

Il numero dei componenti il direttivo della SAS viene deciso dal Consiglio regionale-interegionale, in rapporto al numero degli iscritti e alle necessità oggettive dei posti di lavoro. In nessun caso il numero dei componenti può essere superiore a 7.

La Segreteria SAS è eletta dal direttivo e non può superare il numero massimo di tre componenti compreso il responsabile.

Nel caso di un numero di iscritti inferiore a 6 la Segreteria regionale-interegionale può nominare un proprio Fiduciario.

Alla SAS si applicano tutte le norme di giurisdizione interna della Federazione Innovazione e Ricerca.

PARTE V

NORME SULLA GESTIONE DELLE RISORSE E DEL PATRIMONIO

CAPITOLO XVI

RESPONSABILITA' E COMPETENZE

Articolo 52

Il Consiglio generale nazionale è l'organo competente a fissare la quota contributiva di cui agli articoli 45 e 46 dello Statuto, nonché le modalità di riscossione.

Articolo 53

I beni mobili ed immobili, a qualsiasi titolo acquisiti e costituenti il patrimonio della Federazione Innovazione e Ricerca e degli enti dalla stessa promossi devono essere, a seconda della loro natura, registrati ed inventariati.

Di tali beni la Federazione Innovazione e Ricerca dispone per il perseguimento delle proprie finalità statutarie, procedendo all'uopo alla stipulazione di negozi giuridici e alla costituzione degli strumenti necessari per una buona gestione del patrimonio stesso.

La titolarità di ogni bene mobile ed immobile appartiene esclusivamente alla Federazione Innovazione e Ricerca o alle singole Strutture di essa.

Le persone fisiche, che, per i poteri alle stesse conferiti dagli Organi statutari, interverranno in negozi giuridici e manifestazioni di volontà aventi comunque attinenza al patrimonio della Federazione Innovazione e Ricerca e delle sue Strutture, dovranno in ogni caso specificare negli atti relativi la qualità nei limiti della quale esse agiscono.

Dei beni di qualsiasi natura, dislocati presso le Strutture regionali-interregionali e aziendali, sono responsabili i rappresentanti legali delle rispettive strutture consegnatari dei beni medesimi.

Costoro dovranno altresì uniformarsi, per quanto attiene a ogni atto avente implicazioni patrimoniali, al disposto di cui al comma precedente.

Articolo 54

Le singole Strutture rispondono delle obbligazioni assunte dai propri organi, nei limiti delle competenze e dei fini statutari, dai rappresentanti legali delle medesime succedutisi nel tempo.

Nei rapporti esterni i dirigenti politici delle singole strutture che rispondono, a norma dell’art. 38 del Codice Civile, personalmente e solidamente con queste ultime per le obbligazioni da essi assunte nell’esercizio delle funzioni di competenza, sono sollevati dalla responsabilità derivante dal precitato vincolo di solidarietà, sempre che l’obbligo per l’assolvimento del quale si procede non consegue da comportamenti dolosi o colposi.

I dirigenti politici rispondono personalmente altresì nei confronti delle organizzazioni stesse, per gli atti da essi compiuti con dolo o colpa grave, e quindi per i danni che ne sono conseguiti.

CAPITOLO XVII

BILANCI

Articolo 55

L'elaborazione dei bilanci preventivi e consuntivi deve essere fatta dalle strutture nazionali e regionali-interregionali della Federazione Innovazione e Ricerca in conformità del programma di contabilità definito esclusivamente dalla Confederazione nonché dalle norme da questa diramate. Essi devono essere verificati dai Collegi sindacali, approvati dai competenti organi delle Strutture ed inviati, entro il 20 marzo dell'anno successivo:

- alla Federazione Innovazione e Ricerca;

- alla USR.

Ogni anno la Segreteria nazionale predispone il bilancio preventivo e quello consuntivo della Federazione Innovazione e Ricerca, che sottopone all'approvazione del Comitato esecutivo e che invia entro il 31 marzo dell’anno successivo, al Servizio Ispettivo della Confederazione.

PARTE VI

CAPITOLO XVIII

ATTIVITA' ISPETTIVA

Articolo 56

La Federazione Innovazione e Ricerca ha facoltà di effettuare, attraverso i suoi uffici, controlli o ispezioni nei riguardi delle strutture territoriali a qualsiasi livello.

Le ispezioni sono promosse dalla Segreteria nazionale nell'interesse della organizzazione e degli associati; esse vengono disposte con una comunicazione scritta della Segreteria nazionale.

Delle ispezioni devono essere redatti, di volta in volta, regolari verbali.

Le ispezioni e le rilevazioni risultanti dai relativi verbali non costituiscono sanatoria a nessun effetto e nemmeno deroga agli articoli 48, 49 e 50 dello Statuto.

PARTE VII

ADEGUAMENTI STATUTARI E REGOLAMENTARI

CAPITOLO XIX

OBBLIGHI DI ADEGUAMENTO

Articolo 57

Per quanto non previsto dal presente Regolamento di attuazione si applicano le norme del Regolamento confederale.

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Cos'è la FIR CISL

La Fir, Federazione Innovazione e Ricerca, è l'associazione sindacale degli addetti degli Enti di Ricerca.

Fin dalla sua costituzione, la Federazione tutela le specificità professionali dei lavoratori dell'area della Ricerca scientifica e dell'Innovazione Tecnologica, sia del settore pubblico che di quello privato. Compito di questa federazione di categoria è innanzitutto quello di sviluppare la contrattazione, sia nazionale che aziendale e territoriale, al fine di ottenere miglioramenti economici, a favore dell'occupazione, riduzione dell'orario di lavoro, miglioramento e tutela della sicurezza dei lavoratori. Quest'ultima è da noi garantita anche attraverso la formazione del personale attraverso corsi specifici.
Numerosi sono gli Enti nell'ambito della ricerca scientifica che sono tutelati dal Sindacato FIR-CISL. Tra i tanti, tutti prestigiosi, ricordiamo per esempio: il CNR, l'ENEA, l'ISTITUTO SUPERIORE DI SANITA', l'ISPESL, l'AGENZIA SPAZIALE ITALIANA, l'ISTITUTO NAZIONALE DI FISICA NUCLEARE, l'ISTAT, e molti altri Enti e Organizzazioni che svolgono la propria attività nel settore della ricerca scientifica e tecnologica. Il nostro impegno nell'affrontare le molteplici problematiche sindacali e le rivendicazioni dei lavoratori del settore sono espletate anche attraverso una serie di servizi al fine di supportare i lavoratori di questo sindacato.

Conferenza Organizzativa

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Via Merulana, 198 - 00185 Roma Tel: 06/77265400 Fax: 06/70452806 E-MailQuesto indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.  

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